Questo “Viaggio della memoria” ha rappresentato un’esperienza formativa importante ed emotivamente forte, che ha colpito ciascuno di noi, portandoci a riflettere sulla grandezza ma anche sui lati oscuri dell’animo umano. Rivivere la storia di giovani poco più grandi di noi che hanno sacrificato le loro vite in nome della libertà ci aiuta ad apprezzare maggiormente ciò che noi fortunati, nati in Paesi democratici, abbiamo sin dalla nascita e che troppo spesso sottovalutiamo, dandolo per scontato; d’altra parte, la visita a Terezin ci ha messi di fronte alla crudeltà assoluta, tanto più brutale quanto più sistematica e ingiustificata. Il silenzio di Lidice a nostro avviso rende bene l’idea di come il passare del tempo distorca la realtà, creando un’atmosfera di apparente “serenità” in un luogo che è testimone di innumerevoli atrocità.
Abbiamo avuto modo di conoscere storie di famiglie, dilaniate da guerre e da campi di concentramento, che hanno il diritto di essere ricordate; è importante non dimenticare e soprattutto comprendere, in un mondo che, ancora oggi, è ferito da conflitti politici ed etnici, in cui ancora muoiono quotidianamente persone innocenti, molte delle quali bambini. Ci sembrano dunque più che mai attuali e al contempo foriere di speranza le parole che il protagonista de “Il grande dittatore” di Charlie Chaplin pronuncia quasi alla fine: “Tutti noi, esseri umani, dovremmo aiutarci sempre; dovremmo godere soltanto della felicità del prossimo. Non odiarci e disprezzarci l’un l’altro.
In questo mondo c’è posto per tutti: la natura è ricca, è sufficiente per tutti noi; la vita può essere felice e magnifica.
Ma noi lo abbiamo dimenticato.
L’avidità ha avvelenato i nostri cuori, ha precipitato il mondo nell’odio, ci ha condotto a passo d’oca a far le cose più abiette.
Abbiamo i mezzi per spaziare, ma ci siamo chiusi in noi stessi; la macchina dell’abbondanza ci ha dato povertà; la scienza ci ha trasformato in cinici; l’abilità ci ha resi duri e cattivi.
Pensiamo troppo e sentiamo poco.
Più che macchinari, ci serve umanità.
Più che abilità, ci serve bontà e gentilezza.
Senza queste qualità, la vita è violenza, e tutto è perduto.
5A Cattaneo – Dall’Aglio

L’ultimo atto del viaggio a Lidice
