Il rumore del silenzio

Il rumore del silenzio

Affrontando questo infinito viaggio sono cresciuti in noi diversi quesiti, forse più di quanti ne avevamo al momento della partenza. Perché è proprio vero che la maggior parte delle cose vanno viste per poter essere capite meglio, per quanto ciò sia possibile.
Ma una cosa del genere nemmeno vista di persona può essere capita fino in fondo.
Un fatto così grave per poter essere davvero “compreso” dovrebbe addirittura essere vissuto in prima persona.
Siamo entrati all’interno del campo di sterminio di Auschwitz con propositi e intenzioni, le quali erano principalmente di comprendere come un uomo sia riuscito a commettere un fatto così forte e privo di senso.
Ciò ci ha portato a riflettere sulla cattiveria dell’uomo e sull’odio che può provare nei confronti di un altro essere umano; le domande sorte sono molte e non crediamo sia possibile riuscire a trovare risposte anche solo abbastanza ragionevoli ad un estremo sterminio come questo.
La cosa che più ci ha lasciato segnati da queste giornate è stato sicuramente il silenzio che in questo caso faceva più rumore di migliaia di voci. Il silenzio di tante persone che purtroppo non sono riuscite a dire la loro, e che sono volate via nel vento sotto forma di cenere… come se non contassero nulla per la società di quel tempo.
“Io chiedo come può l’uomo uccidere un suo fratello, eppure siamo milioni in polvere qui nel vento”.

Marco Gambarelli, Phoebe Gianferrari, Domenico Bianco – classe 5F, Istituto Professionale Motti

Grazie agli autisti TIL

Grazie agli autisti TIL

Con questa foto fatta a Tarnow la settimana scorsa vorrei ringraziare gli autisti Til che ci hanno riportati a Reggio sabato scorso e che ora stanno riportando a casa il 2° turno. Complimenti per la vostra professionalità!

Claudia Borghi, docente 5F, Istituto Scaruffi

Lezione per il futuro

Lezione per il futuro

Buon pomeriggio a tutti ragazzi, insegnanti e guide. Sono Geti Simone dell’Istituto Angelo Motti di Reggio nell’Emilia,
Volevo iniziare ringraziando tutte le guide e i membri di Istoreco, in modo particolare Salvo la guida del nostro pullman.
È stata una bellissima esperienza, questo viaggio della memoria rimarrà impresso nelle nostre menti come un momento di storia buia da non dimenticare per le atrocità che sono state commesse qui.
Sono stati giorni bellissimi anche grazie al bel tempo (hahahaha) molto intensi e pieni di emozioni, ma dobbiamo fare in modo che tutto questo non riaccada, perché come ha detto Primo Levi: se è successo una volta può succedere di nuovo, e questo non può e non deve essere possibile.
Grazie a tutti!

Simone Geti, classe 5°, Istituto Motti

Impegni ed emozioni

Impegni ed emozioni

Che impegni possiamo prendere nel ritorno a casa da questa esperienza?

Sulla strada del rientro a casa dopo questa esperienza ad Auschwitz, mi prendo l’impegno di non dimenticare le sensazioni e le emozioni che ho provato in questa giornata. Sono rimaste impresse nella mia mente tutte le foto e tutte le testimonianze conservate ed esposte nel museo e penso sia indispensabile non dimenticare. Di sicuro, mi preoccuperò di trasmettere tutto ciò che ho provato oggi alle generazioni che mi seguiranno e a chi non ha mai potuto provare l’esperienza di visitare questo immenso “cimitero a cielo aperto”.
Appunto con lo scopo di documentare, in questa giornata, mi sono impegnato a scattare molte foto e a registrare molti video, per mostrare le testimonianze del campo di sterminio polacco al mio ritorno a casa, sperando che le mie sensazioni vengano colte con la stessa intensità con cui le ho vissute io dalle persone a cui mostrerò tutte le immagini fissate.

Cos’ho capito e cosa mi ha emozionato?

In questa giornata ho capito in modo più approfondito quali atrocità hanno subito tutti i prigionieri innocenti della politica nazista.
Un aspetto che mi ha impressionato molto è stato la disciplina violenta e rigidissima del campo che portava i prigionieri a commettere azioni che altrimenti non avrebbero mai compiuto, ma essi erano costretti a compiere tutto ciò, poiché erano spinti dall’istinto di sopravvivenza. Mi ha impressionato come un prigioniero riuscisse ad ucciderne un altro ammalato, per riuscire a sopravvivere, solo per ricavarne pane e scarpe. Questa non deve essere considerata un’azione di egoismo, ma di sopravvivenza causata dal terrore nazista.
Mi hanno impressionato molto i dipinti del pittore Olere, deportato e sopravvissuto che in ogni sua opera rappresenta se stesso attraverso il proprio numero tatuato assegnatogli nel campo. I suoi quadri mi hanno colpito, perché l’autore evidenzia con grande realismo ed espressività le atrocità che si compivano nel campo.
Un’altra prova della disumanizzazione attuata nel campo e che oggi mi ha fatto molto riflettere è l’accumulo dei capelli dei deportati, essi erano destinati a essere venduti e trasformati in tessuti. Questo mi ha fatto capire ancora più a fondo come alle persone venisse tolta la loro dignità, quindi la loro identità personale.
Uscendo dal campo, però, mi è rimasta solo una domanda a cui non sono ancora riuscito a rispondere… ed è il perché di tutto questo.

Andrea Gerri, classe 4F, Istituto Scaruffi

Pensieri nel vento – 3 di 3

Pensieri nel vento – 3 di 3

MARCO – GIULIA U.
Nonostante le molteplici testimonianze, spesso inquietanti, per noi che viviamo in un’epoca diversa per molti aspetti non è facile comprendere pienamente che cosa fu l’olocausto in tutte le sue forme.
Non si può che accettare il dolore del ricordo, per rendere potente almeno la speranza di una dignità per il futuro. Una dignità che lo Sterminio ha negato un tempo e ora il silenzio si squarcia in un vuoto. La speranza vuole che quel vuoto sia colmato di umanità.
L’umanità ha vinto: dobbiamo ricordarlo ogni giorno; perché la violenza è sempre la strada più facile da percorrere e può condurre a un estremo assurdo di sofferenza.

PAOLO
Non immaginavo neanche lontanamente la vastità del campo di concentramento adibito poi a sterminio. Impossibile immaginare quanto queste povere persone abbiano sofferto il freddo, la fame e la fatica.
Ad Auschwitz 1, la vista di capelli e utensili mi ha provocato un sentimento di oppressione e tristezza incredibili. Anche entrare nella camera a gas mi ha suscitato paura, una paura incondizionata di cui non capivo il motivo.

MARY
Ho visto con i miei occhi quali cose abominevoli e distruttive la mente umana possa elaborare e realizzare. Auschwitz è la dimostrazione di quanto l’uomo, senza usare la ragione (o meglio usandola nel modo peggiore possibile) possa toccare il fondo.
Osservo le orme del Male, interrogo percezioni e sentimenti: e la parola si spezza, svanisce, dilaga nel silenzio. Nel silenzio perché, in fondo, si rimane spiazzati da una crudeltà così grande, che non si riesce a concepire.

CRISTINA
Quello che è stato va al di là di qualsiasi comprensione umana. Difficile anche soltanto immaginare che l’uomo possa compiere azioni così efferate. Uomini, donne e bambini privati della loro dignità e poi della vita.
Vedere i disegni fatti dai bambini, che vissero tutto ciò fino ad acquisire consapevolezza di quanto stava accadendo, è statoper me un grande colpo al cuore.

FEDERICO
Credo sia stato il punto più basso, il fondo, per l’uomo. Ciò che crea sconforto più di tutto nel visitare questi luoghi in prima persona è l’evidente pianificazione di questo odio, come se per le SS fosse normale fare tutto questo: era il loro lavoro. Questo spaventa. Questo mi atterrisce.
Non si può nemmeno immaginare una cosa del genere. Se non fosse realmente successa e me ne parlassero, crederei certamente che sia impossibilemettere in atto un piano del genere. È ridicolo ed insensato, quasi ripugnante, non provare una sincera fitta al cuore visitando quei luoghi e restare nell’indifferenza. L’uomo è diventato un connubio tra bestia feroce e preciso calcolatore e relegava altri uomini alla condizione di animali, uccidendone ogni pudore, stracciandone ogni dignità, annientandone ogni voglia di vivere. Non si può chiamare uomo chi ha messo in pratica tutto questo.

Ragazzi della classe 5I, Istituto Cattaneo-Dall’Aglio di Castelnovo Monti

Pensieri nel vento – 2 di 3

Pensieri nel vento – 2 di 3

GIORGIA G.
Tante domande. Attraversando il Lager – l’animo assalito da emozioni, ricordi, urla che filtrano dai muri delle baracche – non ho infine capito come possa esistere in una persona tanta cattiveria verso un uomo che ha le stesse tue mani, gli stessi occhi, lo stesso cuore.
Dimenticare ciò che è stato è un abominio, l’assoluzione di un crimine atrocemente commesso.
Abbiamo il diritto e il dovere di capire cosa ha permesso a un odio così intenso di infettare la mente umana, per evitare che il mondo possa di nuovo ammalarsi.

GIORGIA D.
Immaginare quello che è successo in questi luoghi non è semplice. Senti parlare dello sterminio degli ebrei e tutto colpisce, ma tende a sembrare sempre qualcosa di indefinito e lontano. Poi arrivi qui, ad Auschwitz, e vedi il dolore. Un dolore così intenso e profondo che è entrato nella terra che calpesti, nell’aria che respiri, nei mattoni delle case, nel legno delle baracche, nel cielo. Un dolore affilato e intrinseco a questo posto. Così cammini tra quelle case, di fianco a quella ferrovia, e ti sembra di vederli, trascinati e uccisi, vedi gli sguardi dalle fotografie e ti senti guardato. E avverti che sarà tutto diverso, che hai dentro qualcosa di prezioso e immenso, di cui non sarai più inconsapevole: sei uomo. Sei uomo e senti; sei uomo, e non fa per te l’indifferenza.
Resta la certezza di un dovere:per fare in modo che tutto questo non venga perso, calpestato; perché non esisterà mai scusa valida per giustificare quello che è stato e non potremmo mai perdonarci, se lasciamo che cose tanto crudeli, ingiustificate e spietate possano accadere ancora.

RICCARDO
Auschwitz è stata un’emozione forte; entrare nei campi di concentramento e sterminio un’esperienza straziante e allo stesso tempo alienante; immedesimarci nei deportati indescrivibile. Abbiamo camminato sui passi di innumerevoli donne, uomini, bambini, che sono stati costretti a vivere come animali e ad essere morti pur essendo ancora in vita.
Già sui libri avevamo approfondito il tema dello sterminio nazista, ma in questi giorni, vedendo tutto ciò da una prospettiva ravvicinata, siamo andati oltre alle parole e abbiamo lasciato ampio spazio all’emotività, spesso travolgente.
I deportati alloggiavano in blocchi che a stalle o poco più: il freddo invernale era contrastato con inutili pagliericci e leggeri abiti, la stufa era in disuso perché troppo costosa; il caldo in estate non lasciava tregua, il cibo era acqua sporca, la pessima igiene diffondeva malattie spesso mortali. Tuttavia gli ebrei che vivevano nelle baracche in tali condizioni erano i meno sfortunati: non erano stati condannati a una morte immediata.
Follia del progetto nazista, disumano e malefico. Ne sono un emblema camere a gas e crematori: apparentemente normali edifici, trasformati però in macelli di corpi umani. Nell’avvicinarci alle loro macerie, l’emozione è cresciuta e ogni nostro pensiero recava angoscia. Solo il fatto di sapere che sotto i nostri piedi fossero situate ceneri umane ha reso i nostri movimenti più insicuri, impacciati fino alla paralisi.

Ragazzi della classe 5I, Istituto Cattaneo-Dall’Aglio di Castelnovo Monti