Sangue e ruggine – Fra sterminio e concentramento

Sangue e ruggine – Fra sterminio e concentramento

Alla richiesta “Ti è piaciuto Auschwitz?” non è possibile rispondere. Una dichiarazione affermativa sarebbe probabilmente fuori luogo, ma anche una risposta negativa risulterebbe fuorviante.

Di fronte a tanto odio, dolore e disperazione, sicuramente, non si può rimanere indifferenti. Ma come reagire quindi? Non lo so. Credo fermamente che Auschwitz sia più un’esperienza emotiva che un semplice luogo e, come tale, non ha prassi da seguire. La reazione dipende da individuo a individuo.

Quando si attraversano i cancelli, si subentra in un’atmosfera surreale, ferma nel tempo, quasi in stasi. L’aria cambia e, con lei, le emozioni. L’alienazione che provoca il più grande cimitero del mondo nel visitatore è qualcosa di inspiegabile: come un nodo alla gola, l’angoscia e lo sconforto bloccano ogni possibilità di pensiero.

Ma perché? Dopotutto, si potrebbe dire, ormai è successo. Ormai è passato. Nonostante ciò, entrando lì questo accade di nuovo. È impossibile non percepire le grida, lo strazio di cui è impregnata l’aria di quel luogo, sentire l’odore del sangue che nutre quella terra. Eppure ora Auschwitz appare così distante. Una grande dispensa di ruggine impossibilitata dal tempo, esattamente come una persona anziana non ha più la forza di essere chi era.

Lo stesso luogo mi induce a dubitare della nostra stessa natura di uomo. Mi domando perché appartengo a una specie che compì un massacro di questo tipo, che comunque risale a ben poco tempo fa. Sono rimasto impietrito di fronte alla razionalità e meticolosità con le quali l’Infernosia stato concepito. Lo scopo ultimo della visita al”Auschwitz-Birkenau”non è quello di comprendere il perchédi questo, cosa irrealizzabile dalla mente. Al contrario,è quello di, riuscire a prevenire il ripetersi di questo. Spegnendo ogni scintilla che potrebbe ri-appiccare l’incendio dell’Olocausto.

In conclusione, tornando sulla domanda iniziale, proponiamo come risposta a questo ricorrente quesito il silenzio.

Fabrizio Pelli e Giovanni Varini, classe 4, Liceo Scientifico Zanelli

Decisioni

Decisioni

Non ero mai stato ad Auschwitz-Birkenau. Negli anni Istoreco vi ha mandato migliaia di studenti per conoscere ed imparare, attirando perfino l’attenzione del direttore del museo e memoriale Piotr Cywinski che lo scorso anno ci ha onorato di una sua visita, ma io non c’ero mai andato ancora. Ora ho visitato il campo di sterminio, insieme al ghetto di Cracovia, alla città di Tarnow e al suo bosco degli orrori.
Ho aspettato qualche giorno a mettere nero su bianco le mie impressioni, del resto non ancora del tutto chiare.

Che cosa impressiona di più?
Vedere case, abitazioni, ristoranti a pochi passi da dove i treni sbarcavano il loro carico, dove avveniva la separazione delle famiglie e la selezione. Vedere coi miei occhi quello di cui fino ad ora avevo solo letto e percorrere lo stesso percorso verso la morte fatto dai nostri 10 concittadini e da centinaia di migliaia di altri esseri umani.
Solo vedendolo di persona puoi renderti conto che Auschwitz-Birkenau non è stato portato sulla terra dai marziani, ma che il campo, o meglio i campi, hanno una loro storia precisa e una loro evoluzione.
Caserma, campo per prigionieri di guerra, campo di concentramento e centro di messa a morte. Passo dopo passo, seguendo le idee di uomini comuni che credevano di essere speciali Auschwitz-Birkenau è diventato il simbolo della malvagità umana.
La cosa più orribile è stata forse proprio capire la sua trasformazione. Dai prigionieri di guerra, ai civili, poi le fucilazioni, le torture, una linea ferroviaria costruita appositamente, gli esperimenti sui prigionieri e infine le camere a gas e i crematori, quasi come se si trattasse di un’evoluzione naturale anziché di una scelta deliberata e ponderata.
Forse è proprio la cosa più importante da capire: le decisioni delle singole persone sono importanti, non dettagli. Qualcuno ha scelto la località, qualcuno ha scelto chi sarebbero stati i prigionieri, qualcuno ha scelto la loro sorte; non marziani, ma uomini comuni.
Altrove in Europa, anche a Reggio Emilia, altri uomini e donne hanno invece preso la decisione opposta, quella di rifiutare la logica della morte volute dal nazifascismo, di non voltarsi dall’altra parte magari pensando “cosa posso fare io da solo?” e hanno deciso di agire e di combattere contro questo orrore.

Michele Bellelli, Istoreco