Povera luna, povero sole

Povera luna, povero sole

Povera luna,
povero sole,
loro erano lì,
hanno assistito a questa distruzione,
a questa sofferenza,
impotenti.
Continuavano a splendere,
per ricordare a tutti che ci sarebbe stata una rinascita,
che il sole non avrebbe smesso di splendere,
che la luna non avrebbe smesso di illuminare il buio,
per portare il ricordo a oggi,
così che non avrebbero dovuto riviverlo mai più.

Rebecca Iotti, classe 4G, Liceo Chierici

Cenere e morte

Cenere e morte

Sono ferma in mezzo a uno spazio immenso, dove 70 anni fa persone sono morte, perché erano prima di tutto persone, persone che non avevano fatto niente di male, se non nascere.

Il vento riporta al presente urla e sgomento. I racconti mi fanno sentire gli spari, le urla di paura di genitori e figli che vengono separati. Le urla, gli spari, le grida di queste povere persone rimbombano nell’aria. Che si riempie di cenere e morte. Che si porta via il ricordo di quello che è successo.

Rebecca Iotti, classe 4G, Liceo Chierici

Vedere, comprendere, pensare

Vedere, comprendere, pensare

Lo scopo del viaggio della memoria è vedere. Vedere per poter comprendere. Il comprendere porta a pensare, pensare a come tutto questo sia potuto succedere e a quali furono le motivazioni che portarono alla creazione di questi terribili meccanismi che hanno portato alla morte milioni di persone. Quello che fa arrabbiare di più è che queste vittime non erano colpevoli di nulla, tranne che di essere se stesse.

Come è iniziato tutto? Come ha potuto svilupparsi così rapidamente e in un modo così violento? Per far sì che si affermasse nell’ideologia comune un pensiero così estremista non è bastata la presenza di un leader forte, per fare ciò serviva un gruppo ben più ampio di persone che la pensassero tutte allo stesso modo, una massa. La massa è più forte di un singolo individuo e l’individuo stesso all’interno della massa è più forte. Per riuscire a creare ciò non poteva bastare unicamente l’ideologia comune, è stato quindi necessario l’individuazione di un nemico comune: gli oppositori politici, gli ebrei.

Una delle cose che mi ha colpito di più della visita al campo di Auschwitz è stato il corridoio, pieno di foto dei prigionieri, delle vittime di questo sistema. Mi ha colpito il fatto che queste persone viste in quelle foto apparissero ai miei occhi tutte uguali, come fossero in realtà una sola: tutti senza capelli con il volto scavato, vestiti allo stesso modo con gli occhi pieni della stessa paura, quella di non conoscere. Ho tentato di darmi una spiegazione per questo e credo che il fatto di rendere tutte queste persone uguali tra loro, in modo da togliere ogni particolarità, ogni caratteristica propria dell’individuo sia stata attuata non solo per facilitare il lavoro di tutti ma anche per rendere l’identificazione di un nemico comune più semplice per l’intera massa. Perché mettendo una persona in quelle condizioni è più facile riuscire a vedere questa solo come un nemico e non più come un essere umano che prima di tutto ciò aveva una vita normale, una famiglia, un lavoro.

Ciò che fa paura e fa riflettere è il fatto che molti di questi meccanismi che hanno portato a tutto ciò si stiano ripetendo ancora oggi, ogni giorno possiamo vedere tanti piccoli segnali che dovrebbero farci pensare. Siamo tutti umani e dobbiamo tutti quanti sostenerci e lottare per la libertà di essere chi siamo con tutte le nostre diversità, senza il rischio che qualcuno un giorno possa decidere della nostra vita e della nostra morte. Dobbiamo tutti ricordare e tenere viva la memoria perché chi dimentica il passato è condannato a riviverlo e a riviverne le conseguenze.

Benedetta Morini, classe 4T, Istituto Zanelli

Foglie nel vento

Foglie nel vento

Le cose che abbiamo visto fino ad ora mi rimarranno per tutta la mia vita perché mi hanno trasmesso emozioni forti e, in qualche modo, sono riuscita ad immedesimarmi in quegli anni infernali, capendo meglio la situazione orribile in cui si ritrovavano quelle persone.

Mi ha colpito tantissimo Auschwitz, soprattutto la parte del museo in cui Michele ci ha accompagnato a scoprire quanto ingannassero le persone assicurando loro una nuova vita; infatti gli oggetti lì esposti stavano a significare che loro aspiravano a una nuova vita.

Una cosa che sempre mi ricorderò è il vento che smuoveva le foglie mentre Michele ci raccontava gli orrori avvenuti, quella paura di togliere una sola cuffia per sentire il fruscio delle foglie mi rimarrà sempre… Non era vento, sentivo che c’era di più, sentivo che in un qualche modo il vento richiamasse le urla delle persone.

Anna Malagoli e Giorgia Debbia, classe 4G, Liceo Chierici Multimediale

La memoria si fa

La memoria si fa

L’erba cresce. Ritorna la primavera. Gli uccelli cantano, ma sono avvolto dal silenzio della cenere muta. Eppure è un silenzio assordante. Ancora si odono le grida di dolore di tante vite spente troppo presto, di progetti e sogni interrotti brutalmente, di speranze soffocate nelle camere a gas.

Non riesco a comprendere come sia possibile che le stesse mani di padre che addormentano il proprio bambino possano torturare e uccidere il bambino di un altro padre. Non riesco a comprendere come si possa sperare di desiderare una esistenza indesiderabile: pulire le latrine e dare il proprio corpo per avere un giorno in più di vita.

Mi sento in colpa: di non piangere, di non sentire niente, di piangere troppo e profanare un dolore così grande, del fatto che io esco dalle camere a gas da cui nessuno di loro è uscito vivo, pareti che non oso neanche toccare, di lamentarni di andare a scuola, quando ho la libertà di andarci, di non pensare che lo stesso mare in cui nuoto mentre sono in vacanza, sia un cimitero.

Ma la memoria si fa, onorando questi morti ed il loro dolore e custodendo le vite dei vivi.


Classe 4A, Liceo Classico Corso Correggio