Strumenti di memoria

Strumenti di memoria

È stato difficile per tredici menti riunirsi davanti ad un foglio bianco e trovare le parole giuste per descrivere l’esperienza di questi giorni.
Siamo partiti domenica con un’idea predefinite di ciò che avremmo incontrato, con un’immagine che sintetizzava pagine di libri di storia, ore di film ed esperienze vissute, Non possiamo negare che sia stato difficile distaccarsi da questa fotografia impressa da tempo nelle nostre menti. Siamo stati bombardati fin dalle scuole medie da una serie di dati che ci ha permesso di costruire prima ancora della partenza un quadro più o meno preciso di ciò che avremmo visto. Questa “inflazione” di informazioni forse ha rischiato di generare in noi una categorizzazione dell’argomento, portandoci a svalutare il reale valore dell’esperienza.
Eppure lo scontro con la realtà di Auschwitz ha generato in l’esigenza di metabolizzare ciò che abbiamo provato e di riflettere su interrogativi che forse non troveranno risposta. Ci siamo resi conto che Auschwitz non è una realtà così lontana da quella che sta vivendo la società attuale. Ciò che è accaduto più di settanta anni fa potrebbe ripetersi oggi, o forse in qualche parte del mondo già si sta verificando. In virtù di ciò, partendo dalla memoria che ci è stata tramandata e passando attraverso una solida riflessione, dobbiamo assumerci la responsabilità di diventare strumenti di memoria, ricordandoci che ci sarà sempre una penna per scrivere il futuro, ma mai una gomma per cancellare il passato.

In conclusione vorremmo lasciarvi con questa citazione tratta da una canzone di Guccini:

“E un dio che è morto
Nei campi di sterminio, dio è morto
Coi miti della razza, dio è morto
Con gli odi di partito, dio è morto…
…In ciò che noi crediamo, dio è risorto
In ciò che noi vogliamo, dio è risorto
Nel mondo che faremo, dio è risorto”

Gli studenti della 5A liceo, Istituto “Silvio D’Arzo”

Altri pensieri nel vento

Altri pensieri nel vento

Non tutto viene illuminato dalla luce, ci sarà sempre qualcosa che rimarrà nell’oscurità.
Peppe

Concludo questo viaggio con la consapevolezza di quanta crudeltà possano essere capaci gli esseri umani.
Federica

Come è possibile che siano stati così tanto intelligenti da riuscire a pianificare questa complessa macchina di morte e non da poter capire che quanto stavano facendo era così sbagliato.
Gae

Ricordare questo orribile passato oggi è un dovere per tutte quelle vittime dell’olocausto soprattutto perchè solo pochi anni ci separano da questa uccisione di massa.
Denise

Abbiamo tutti il diritto alla vita. I nazisti hanno tolto la vita a delle persone innocenti per essere stati se stessi.
Jessica

Classe 4E, Istituto Galvani-Iodi

Sensazioni condivisi su Instagram

Sensazioni condivisi su Instagram

Diverse persone hanno voluto condividere le loro sensazioni sul viaggio utilizzando Instagram, con post personalizzati, in cui alle immagini si uniscono testi.
Ecco qui una selezione, e grazie a Maria, Maria e Nana della classe 5L dell’Istituto Scaruffi-Levi-Tricolore.

Maria Stirparo

 

Maria Stirparo

 

Maria Stirparo

 

Maria Di Michele

Guardiani della libertà

Guardiani della libertà

Questo viaggio ha rappresentato una tappa importante per la nostra crescita non solo culturale ma anche emotiva. Abbiamo avuto la possibilità di prendere coscienza delle atrocità a cui sono state sottoposte persone innocenti. Intere famiglie, bambini e ragazzi come noi vittime della violenza del regime.

Durante la nostra preparazione a questo viaggio abbiamo ascoltato la testimonianza di Piero Terracina, un italiano sopravvissuto a questo campo. Del suo racconto ci ha colpito soprattutto il passaggio in cui egli ricorda la frase con cui il padre lo esortava a non perdere la dignità. Ma come si fa a non perdere la dignità quando si è denudati davanti a tutti? O quando si è costretti a vivere in uno spazio vitale ridotto? Quando ti privano finanche dell’acqua?

In questi luoghi abbiamo trasformato in immagini le parole del signor Terracina, visitando i luoghi in cui lui e migliaia di persone hanno subito ogni forma di umiliazione. Abbiamo scoperto l’esistenza di un mondo che non immaginavamo possibile. Le regole di quel mondo non sono le regole che oggi conosciamo, non hanno nulla a che fare con i modelli di civiltà e umanità con cui noi veniamo a contatto. Grazie alle testimonianze che abbiamo ascoltato abbiamo percepito il valore e l’importanza della solidarietà, il ruolo della sorte, il dramma degli equivoci e delle incomprensioni soprattutto linguistiche. Noi, esterni a tutto ciò, non possiamo fare a meno di provare rancore verso quei carnefici così fanatici e violenti. Pur essendo semplici uditori di testimonianze, troviamo difficile giustificare e perdonare l’accaduto.

Siamo grati a tutti coloro che hanno reso possibile intraprendere questa esperienza così significativa e che ci hanno dato l’opportunità di poter visitare luoghi ricchi di storia, dolore, ma anche speranza.

È stato un viaggio in un’epoca estremamente difficile in cui la brutalità dell’uomo si è manifestata nella sua forma più violenta. E difficile accettare ma conoscendo i lati più oscuri della nostra storia possiamo gettare le basi di una società giusta, nella quale ogni essere umano sia artefice del proprio destino.

Se siamo presenti qui è per esercitare il nostro diritto e dovere di portare avanti la memoria, la nostra volontà di lottare contro l’indifferenza, e di farci guardiani della libertà di ognuno.

Classe 5G, Istituto Tricolore

Non sottovalutiamoci

Non sottovalutiamoci

Questo viaggio lo ricorderò per tutta la vita, occuperà un posto fondamentale nella mia mente e nel mio cuore. L’esperienza ha suscitato in noi emozioni, consapevolezze, timore per il futuro ma anche riflessioni, domande troppo grandi e risposte che comunque non giustificano ciò che è stato.

In noi ora rimane la conoscenza che è il mezzo più potente per affrontare il futuro custodiamo la memoria e le anime di queste vittime a cui questo diritto, la conoscenza è stato vietato. Il nostro compito è quello di tramandare ai posteri aumentando la consapevolezza. Parliamo di persone, persone come noi, che possedevano e custodivano sogni, ambizioni, progetti che successivamente sono stati cancellati in così poco e così velocemente. Tutto era organizzato, studiato ma loro non sapevano cosa gli sarebbe accaduto noi tutti invece sì!

Agiamo, lottiamo, raccontiamo affinché questo non accada più, non dimentichiamo perché il silenzio all’ interno di questi campi è assordante e mette i brividi. Cerco di immedesimarmi e riesco soltanto a sentire le urla, i pianti di vite che sono giunte al termine solamente perché sono venute al mondo, questo è inammissibile, questo è l’inferno. Guardiamoci allo specchio e non sottovalutiamoci perché abbiamo la possibilità e la fortuna di essere prima di tutto persone con una dignità e subito dopo libere ma da oggi anche testimoni preziosi per le generazioni future.

Lucrezia Proscia, classe 5F, Istituto Galvani-Iodi

La punizione

La punizione

Quando ho scelto di intraprendere il viaggio della memoria ero parzialmente consapevole di quello a cui sarei andata incontro ma solo dopo aver visto con i miei occhi quei luoghi di crudeltà ingiustificata, mi sono resa conto davvero di ciò che è successo.
Prima sembrava tutto così lontano da noi ragazzi ma una volta giunti al campo il passato ci ha assaliti ed è subito diventato presente.
Settant’anni non sono tanti, ma sono abbastanza per poter ricordare e celebrare le vittime di questa carneficina. Vittime la cui sola colpa era quella di essere nati in quel determinato periodo storico.
Alcuni pensano che gli autori di questa strage avrebbero dovuto subire una punizione esemplare e pari a ciò che loro hanno riservato per le vittime, ma non pensate che tutto questo potrebbe essere definito come un secondo eccidio?
La violenza non può e non deve esser risolta con altra violenza e comunque penso che una punizione l’abbiano già subita da sé: vivere con il senso di colpa per aver ucciso bambini, donne e uomini.
Per aver ucciso vite umane.

Elisa Muzzi, classe 5F, Istituto Galvani-Iodi