Numero 968401

Numero 968401

Caro ragazzo,

chi sei tu che vieni calpestando la mia ombra con le tue scarpe di… goretex?
Con quella musica rimbombante nel tuo cervello, e mastichi gomma e fumi… fumi.
Anch’io ho fumato, e fu l’ultima cosa che feci.
“Respira, respira forte” mi dissero, così finisce prima…
E non avevo scarpe, ma zoccoli di legno, né vestiti, ma un sacco di juta a righe bianche e azzurre cucito a pigiama.
L’unica musica che ho mai ascoltato è il pianto di mamme e bimbi come me, e le urla gracchianti delle guardie.
Non ho mai capito, ma mi sono trovato qui e qui vivo per sempre.
L’unica cosa però che chiedo a tutti quelli come te è ridarmi la dignità che spetta ad un essere umano.
Il rispetto, ecco cosa mi manca.
Il mio nome? 968401: così mi chiamavano qui e qui vivo la mia eternità.

Maurizio Marmiroli (conducente TIL)

Fiori e pietre

Fiori e pietre

Cos’è un cimitero? Solo un posto in cui sono sepolti corpi? No, è anche, se non soprattutto, un luogo di memoria. Un luogo in cui chi è stato, continuerà ad essere in eterno, in cui si va non tanto per trovare compagnia o conforto, ma quanto per non dimenticare chi non è più fisicamente con noi. Il nostro nome ci identifica, è la nostra identità, infatti il nome apposto sulle lapidi non serve ad altro che a ricordare che sotto ad essa è presente il corpo di qualcuno che ha vissuto veramente, indipendentemente dalla fumosa memoria che alle nuove generazioni rimane del passato.

Noi siamo soliti portare fiori sulle tombe dei nostri cari, per portare un po’ di vita in un luogo di morte. Al contrario gli ebrei separano nettamente la vita dalla morte, al punto da non lasciare niente di vivo vicino alle lapidi. Vogliono comunque lasciare un segno della loro vicinanza al defunto e lo fanno portando oggetti inanimati, solitamente sassi. Questi sassi sono un’ottima rappresentazione del senso di infinito, in quanto essi sono eterni, non appassiranno mai, non perderanno mai il loro colore.

Tutti sanno la differenza tra un cimitero ed un bosco. Eppure nel bosco cittadino di Zbylitowska Gora sono stati sepolti degli esseri umani, non per sbaglio, non per necessità, ma a causa dell’odio e della violenza di alcuni. Vite stroncate in fosse comuni, sepolte da terra quel tanto che bastava per non far arrivare l’odore di morte al paese vicino. Uomini trattati come bestie, senza alcuna pietà, senza rispetto dei loro precetti religiosi, anzi proprio a causa di questa religione.

Non bisogna dimenticare che quelle persone hanno cambiato il mondo, forse di poco, forse solo nel loro piccolo, ma hanno fatto la differenza, è anche merito loro se la realtà è come la conosciamo.

Giulia Artoni, classe 4L, Istituto Matilde di Canossa

Erba terra e foglie

Erba terra e foglie

Quel bosco era cupo,
in mezzo non vi era niente, solo erba, terra e milioni di foglie
tutto era immobile ma il vento rompeva quel silenzio assordante
passava tra gli alberi, alzava le foglie e faceva sì che quel piccolo bosco,
pur essendo piccolo, nel suo piccolo parlasse… se solo potesse

Sofia Salsi, classo 4H, Istituto Canossa

Un palloncino sgonfio

Un palloncino sgonfio

In quel luogo solo ricordo e silenzio, le parole sarebbero troppo.
Un palloncino sgonfio.
Una vita già scritta o comunque abbozzata, sgonfiata da un odio ingiusto.
Cammino e penso che sotto di me ho i corpi di quelle persone che hanno visto la morte.
Noi non possiamo fare nulla, non possiamo cambiare ciò che è accaduto, e fra 10, 40, 500 anni non cambierà.
La loro morte ha segnato la mia vita.
Forse non sono morte invano.
Possiamo ascoltare, ricordare e far ricordare.
Siamo qui per questo.

Elena Carnevali e Lucia Bonini, classe 4H, Istituto Canossa