Appuntamento eterno

Appuntamento eterno

Mi ha tanto commosso la storia di un uomo che ritorna a Birkenau nello stesso punto dove si dava appuntamento con la sorella solo per parlarsi. Questo uomo ogni volta che ritorna si immagina lì con lei. Non potrò mai sapere cosa si prova a perdere una sorella ma ho provato a immedesimarmi in lui.

Aurora Fantini, classe 4G, Liceo Artistico Chierici

Grazie

Grazie

Buongiorno a tutti,
vorremmo ringraziare l’intera organizzazione per la piacevole visita fatta questa settimana a Cracovia, Tarnow e Auschwitz, toccante ed emozionante. Grazie per averci fatto conoscere da vicino una tragica realtà di cui conoscevamo appena qualche dettaglio e che invece grazie a voi abbiamo quasi toccato con mano. Seppure cerchi di immaginare la tragedia di quei giorni, il terrore negli occhi di quelle donne e di quegli uomini, non sarà mai così tragica come fu vissuta nella sua drammatica quotidianità dagli esseri umani che ebbero la sfortuna di trovarsi in quei luoghi e in quel periodo storico.

Un ringraziamento particolare voglio dedicare a Massimo, coordinatore del pullman 21, per la sua cortesia, disponibilità e competenza.
Un’esperienza indimenticabile.

Marianna la Rosa – Mauro Ferraro

Foto: Al cimitero ebraico di Tarnow, fra emozioni e memoria difficili da concepire.

Non può esserci una fine

Non può esserci una fine

Visitati i crematori, per tornare verso l’ingresso di Birkenau, il cammino è interminabile, sembra di non arrivare mai.
Solo a noi è consentito questo cammino a ritroso, per un milione e centomila persone il percorso è stato di sola andata.
In questo spazio così vasto, sono state coinvolte e lo sono tutt’ora nel ricordo, un gran numero di nazionalità, culture, etnie e soggetti diversi.

Sono emerse dal terreno e raccolte nel magazzino del campo, nella zona del Canada, stoviglie, valige e altri utensili appartenenti agli internati del campo che speravano, con questi oggetti, di continuare a vivere dignitosamente. Invece, come testimonia Primo Levi in “Se questo è un uomo”, “niente è come tutto quaggiù, se non la fame dentro, e il freddo e la pioggia intorno”.

Inoltre, ci hanno colpito le violenze disumane che dovettero subire i prigionieri del Lager, i quali dovettero subire il senso interno di smarrimento, abbandono e desolazione ben descritto dal direttore del memoriale di Auschwitz Piotr Cywisnki che dice: “Come sarà la fine? Non c’è una fine. Non può essercene una. Sarebbe una soluzione troppo semplice”. Infatti, neanche oggi si è trovata una fine. Non ci furono solo oppressi ed oppressori in questa fabbrica della morte, ma anche persone che decisero di non schierarsi con nessuna delle due parti, preferendo il silenzio ed annegando nell’indifferenza. Oppure persone che in preda ad un bestiale istinto di sopravvivenza, preferirono salvare la propria vita lasciandone finire un’altra.

Infine, c’è stato chi ha deciso di rischiare la propria vita, per salvare chi ne aveva bisogno, mantenendo anche in questo contesto la propria umanità. Ciò che spaventa davvero in tutto questo, come dice Primo Levi, che tutto questo è accaduto, e può accadere di nuovo.

Classe 5E, Liceo Scientifico Gobetti

La bestia più feroce

La bestia più feroce

Si dice che l’essere umano è ed è sempre stato superiore a tutti le altre bestiole esistenti. Al contrario, l’uomo è capace delle peggiori crudeltà commesse, uccidendo un suo simile solo perché di diverso pensiero o religione. L’uomo è la peggiore bestia tra tutte quelle che popolano il pianeta.
Dopo aver ascoltato le testimonianze di ciò che è avvenuto ad Auschwitz mi sono vergognata per in attimo di appartenere ad una specie capace di tali atti.
Non capirò mai realmente cosa hanno provato i rinchiusi nel campo, non è capitato a me, nata in un’altra epoca. Tuttavia pure nel mio piccolo quando a volte soffiava un forte vento, durante le pause della guida, percepivo un senso di angoscia.

Sofia Spinabelli

Ho sentito il silenzio parlare

Ho sentito il silenzio parlare

È stata la prima volta che ho sentito il silenzio parlare. La mattinata ad Auschwitz 2 mi ha fatto riflettere. Siamo noi che dobbiamo impedire che quell’errore riaccada. Attraverso il vento, gli alberi mi facevano immaginare, anche se impossibile, la situazione e la vita nel campo. Il silenzio permetteva di sentire le urla e gli spari dei soldati nazisti. Non riuscirò mai ad immedesimarmi, ho questa visione solo grazie ai racconti, film e libri.
Auschwitz 1 è stato emozionante tanto quanto Birkenau. I resti degli oggetti quotidiani mi hanno fatto cogliere solamente la quantità inimmaginabile di Uomini, Donne, bambini e anziani che sono stati brutalmente uccisi. Solo noi possiamo impedire che un genocidio simile riaccada.
Vedevo il luogo deserto riempirsi di prigionieri anzi, uomini, e di soldati quando passavo per la strada. Ho sottovalutato questo viaggio.

Lorenzo Picconi, classe 4G, Istituto Chierici

Questo silenzio fa un rumore assordante

Questo silenzio fa un rumore assordante

Chiudo gli occhi: immagino bambini giocare col pallone,
le loro mamme che si divertono con le trecce delle femminucce
l’orchestra suona un balletto allegro, ho quasi voglia di danzare
sotto questo sole che, a tratti scotta, ma è piacevole.
Ad un tratto un rumore accecante mi distrae dai miei pensieri, apro gli occhi e davanti ho luogo pieno, pieno di ricordi ma un vuoto incolmabile

Gianluigi Macrì, Istituto Filippo Re