A Sachsenhausen con la classe 4O del Liceo Moro – Parte 2

A Sachsenhausen con la classe 4O del Liceo Moro – Parte 2

A voi che avete vissuto quella orribile esperienza:
vi ringrazio per aver rafforzato la mia fede in Dio
vi ringrazio per avermi aiutato a vedere le cose in modo più umile
vi ringrazio perché ho capito che è inutile alimentare l’odio con l’odio, anche nelle cose più insignificanti
vi ringrazio per il vostro coraggio, onore e forza
vi ringrazio per avermi fatto capire quanto sono fortunate
vi ringrazio uno per uno
riesco solo a pensare che vorrei essere forte come lo siete stati voi
vi prometto di tenere vivo il vostro ricordo.

Oggi visitando il campo ho pensato che forse la peggiore delle condanne non fu la morte bensì l’umiliazione, la “perdita” dei diritti, delle dignità. La cosa peggiore forse fu l’indifferenza dei proprio concittadini, il loro voltare lo sguardo e accettare silenziosamente queste atrocità.

Ciò che mi ha colpito di più è il modo con cui i nazisti sono riusciti a conquistare il consenso pubblico. Hanno alimentato l’odio delle persone rendendolo vivo e necessario per la costruzione di uno stato tirannico. La mobilitazione dell’opinione pubblica in maniera così forte mi ha messo paura. Mi ha portato a farmi domande come “forse anche io sono stato condizionato da un’impostazione della mia società?” “Forse anche io sono sotto il controllo di qualcun altro come quella ragazza che giudicava il muro una cosa ‘normale’?”
Ora sono senza parole dopo aver visto il campo di concentramento. So che ha lasciato un segno dentro di me che rimarrà per sempre.

Classe 4O, Liceo scientifico Moro

Il complesso del campo di prigionia di Sachsenhausen nello scatto del viaggiatore Luca Bassi

A Sachsenhausen con la classe 4O del Liceo Moro – Parte 2

A Sachsenhausen con la classe 4O del Liceo Moro – Parte 1

Oggi durante la visita al campo di concentramento di Sachsenhausen, mi ha colpito in modo particolare un racconto della guida: un ragazzino ucraino deportato, vedendo a terra il corpo dolorante e in fin di vita di un signore (anch’esso deportato), lo aiutò ad alzarsi e lo portò al riparo prendendosi cura di lui. Tra i due si instaurò una profonda amicizia che li legò tutta la vita. A colpirmi è stato questo atto di profonda umanità da parte del ragazzo che pur trovandosi in una condizione di disperazione decise di aiutare una persona più in difficoltà di lui. Mi ha colpito molto come i deportati, trattati come oggetti, chiamati con codici, privati di identità, dignità e diritti trovassero comunque il coraggio di aiutarsi a vicenda, ed essere buoni con altri uomini come loro, andando così contro la politica d’odio che il regime cercava di instaurare anche tra i prigionieri.

Se sei gay, sei un criminale
Se sei un rom, sei un criminale
Se sei di colore, sei un criminale
Se sei polacco, slavo, ucraino, sei un criminale
Se hai idee diverse, sei un criminale
Se pensi fuori dagli schemi, sei un criminale
Se ami il bianco in un mondo tutto nero, sei un criminale, sei un volto senza volto.
Un uomo ridotto a una sequenza di numeri.
Eppure, hai una parte di umanità che arde ancora dentro di te.

Davvero non capisco come sia accaduto tutto ciò… oggi al campo di Sachsenhausen ho provato emozioni fortissime; non trovo spiegazione di quello che è successo perché non posso capire come si fomenti in fretta l’odio. Un uomo umiliato che perde qualsiasi cosa e i cui diritti sono completamente annullati: non riesco a immaginarmi una situazione del genere, in cui ti viene tolto tutto e alla fine rimani nudo, impotente, senza più dignità né speranze di ritornare a una condizione normale…
Mi rendo anche conto che nella società moderna sono tuttora violati diritti inalienabili che rendono un uomo tale; ritengo impensabile che l’umanità possa attraversare di nuovo un buio così, ma allo stesso tempo vedo che i vari episodi che hanno scatenato tutto ciò non sono così dissimili dagli episodi di discriminazione razziale che si verificano oggigiorno.
Credo che la vera causa di tutte queste cose siano l’indifferenza e l’ignoranza, ma a ciò che si può rimediare impegnandosi a dare peso a ciò che accade nel mondo, rimanendo informati e non facendo finta di niente e reputando queste cose molto lontane da noi.

È difficile potersi immedesimare nella vita quotidiana delle persone che si sono trovate in questi luoghi. È terribile pensare che tra uomini ci si possa torturare in questo modo tutti gli esseri umani sono uguali e hanno gli stessi diritti. Nessuno può ritenersi superiore. Entrare in un capo di concentramento non è stato facile perché si percepiva il dolore e la sofferenza di queste persone. Questo sentimento di odio nei confronti degli ebrei non è svanito ed è nostro compito impedire che il passato si ripresenti.

Classe 4O del Liceo Moro

Senza controllo

Senza controllo

Il punto del campo che mi ha colpito maggiormente è stato l’ingresso: ho pensato a cosa debba essere per una persona il rendersi conto di essere praticamente impotente di fronte agli elementi, e di non avere alcun controllo di sé.

Jacopo Davoli – classe 4C, Liceo classico Ariosto

Oggetto insignificante

Oggetto insignificante

Mi ha colpito il cinismo con il quale sono state denominate le torri del campo, inizio della tua esistenza da strumento, stazione a fine del tuo “tempo contato”, stazione “come se fossi un oggetto insignificante”.

Francesca Assediato – classe 4, Liceo classico Ariosto

Paura di che?

Paura di che?

Nella giornata del 20 febbraio, ho visitato il campo di lavoro forzato a Sachsenhausen.
Tuttora, a distanza di ore ripensandoci ho i brividi.
I prigionieri erano vari: ebrei, oppositori politici, omosessuali, disabili, criminali, testimoni di Geova, asociali,… essi erano la minoranza della popolazione tedesca eppure il resto del popolo ne avevano timore: “paura di che?” mi vien da pensare.
Lo stesso Führer ne aveva timore così tanto che pensò “bene” di far “pulizia”tra la sua gente, imponendo svariate leggi razziali e opinioni negative su queste persone che di pericoloso avevano poco e niente.
Vengono così portarti via dalle loro case, dalle loro vite, dalle loro abitudini, vengono privati del proprio “io”, umiliati, derisi dall’ironia del campo e delle SS, costretti a vivere in condizioni pietose e disumane, a lavorare con qualsiasi clima e temperatura, vestiti di traliccio a strisce azzurre-grigio portando ai piedi dei semplici zoccoli di legno.

Alicia Pardo – classe 5A, Istituto Motti Turistico

Ideale

Ideale

Ideale. Attorno a questa parola si basava il progetto politico di idealizzazione e costruzione del campo di lavoro-sterminio di Sachsenhausen. Ma qual è questo ideale uccidere migliaia di persone, compiere quel progetto di sterminio e purificazione da individui ritenuti inutili e pericolosi per la società ariana che doveva affermarsi?

Siamo forse tanto lontano oggi da una situazione del genere, abbiamo forse la sicurezza che ciò non riaccadrà più?

Cerchiamo quindi per quanto sia difficile, cerchiamo e facciamo di tutto per ottenerlo, di non lasciarci abbindolare dalle ideologie imperanti e cerchiamo di comprendere le cose come realmente stanno.

Matteo S. – classe 4D, Liceo classico Ariosto