Cartoline dal Viaggio

Cartoline dal Viaggio

La libertà ci permette di camminare senza avere paura di guardare indietro
ricordo di una libertà negata
liberare per imprigionare
fare i conti con la propria coscienza
è importante ricordare gli eventi del passato per non ripeterli in futuro
la storia è contemporanea, non né passato, né presente, né futuro
al giorno d’oggi siamo fortunati di avere la possibilità di poter vedere le sfumature della realtà, senza stabilire nero e bianco, giusto e sbagliato, est e ovest
è importante calpestare la storia e sentirla viva
freddo fuori e freddo dentro (anima)
i luoghi raccontano e trasmettono emozioni
tanti viaggi in un unico viaggio
in certi momenti bisogna lasciar perdere i libri e lasciarsi trasportare

Classe 5 Turistico, Istituto Motti

Verità che non vorresti conoscere

Verità che non vorresti conoscere

Questa esperienza ti costringe ad affrontare una verità sgradevole che preferiresti non conoscere, i luoghi visitati ti travolgono proiettandoti in un pozzo di dolore e di emozioni; abbiamo fatto i conti con: paura, drammi, razzismo, angoscia, pietà, rabbia, disprezzo, ignoranza e tanto altro ancora.

Emozioni forti, talvolta contraddittorie, che giorno dopo giorno abbiamo attraversato in questo viaggio e ci prepariamo ad affrontare in seguito.
La memoria di un passato cosi buio serve ad impedire che certe situazioni si ripetano, ma a volte questo non basta e siamo costretti a rivivere episodi tragici, come quello avvenuto in questi giorni ad Hanau, che i moventi razziali non sono ancora completamente sconfitti.

Ci ha anche colpito la volontà e la capacità del popolo tedesco di rinascere senza dimenticare, mettendo in luce gli errori commessi evitando facili giustificazioni.
Torniamo a casa con il desiderio di condividere quanto vissuto e appreso con i nostri compagni di studio e non.

In questo viaggio non siamo stati soli: ringraziamo Istoreco e tutti coloro che hanno contribuito alla sua realizzazione e in modo particolare Salvo, la guida che ha accompagnato una parte importante di questa esperienza.

Classe 5A, Istituto Scaruffi

Brividi

Brividi

Brividi, questa è la parola che mi viene pensando al viaggio della memoria che ho fatto quest’anno, brividi perché non potremo mai capire ciò che davvero hanno provato tutte quelle persone che sono state in un campo di concentramento, sono state umiliate, sono state private dei loro diritti. Noi non capiremo mai davvero e non avremo mai la possibilità di capire ciò che hanno provato loro, per questo penso che il viaggio della memoria sia un’occasione per poter avvicinarsi a quella sofferenza, a capire come sono andate realmente le cose, perché provare a mettersi nei panni degli ebrei in quel momento è qualcosa di impossibile. Sinceramente andare in un campo di concentramento, che per me era la prima volta, mi ha cambiato, mi ha emozionato. Mi ha fatto vivere quella realtà concreta dei fatti che non avevo mai visto ma solo sentito dire o studiato. In particolare il momento di riflessione con noi stessi quando abbiamo consegnato il fiore in un posto per ricordare tutte quelle persone morte. In quel momento avrei voluto chiedere scusa, scusa a tutte quelle persone che sono state uccise, umiliate, massacrate… Scusa per tutti quelli che sono rimasti indifferenti a tutto questo che forse è stato peggio di chi ha fatto qualcosa… Scusa perché ciò non doveva succedere, scusa perché quando si ha sete di potere, si smette di pensare da uomini.
Chiedere scusa potrebbe non servire a nulla però adesso ci siamo noi e non dovremmo portare avanti questo ricordo questa memoria per far conoscere le atrocità del passato.
Questo viaggio è stato un mix di emozioni, un mix di alti e bassi e un mix di informazioni. È stato un viaggio che abbia lasciato a tutti un sentimento e delle emozioni uniche. Quindi ringrazio tutte le persone che hanno reso possibile questo viaggio; ringrazio i nostri prof., la nostra guida, il nostro autista e l’intera organizzazione di Istoreco.

Grazie.

Alfonso – classe 4D, istituto Filippo Re

L’unico modo

L’unico modo

Oggi più che mai è necessario che noi giovani sappiamo, capiamo e comprendiamo.
Questo è l’unico modo per sperare che quell’orrore non si ripeta mai più.
Questo è l’unico modo per farci uscire dall’oscurità.
Tutto ciò lo possiamo collegare al presente, in quanto potrebbe riaccadere da un momento all’altro.
Questo viaggio, questo ritorno al passato ci aiuta a farci cambiare il nostro pensiero, le nostre opinioni per rendere il nostro mondo un posto migliore.

Silvia Augenti – classe 4B, Istituto Filippo Re

Il mio garofano

Il mio garofano

Qui è dove ho messo il garofano, qui è il punto in cui ho provato più emozioni. Ho messo qui il garofano perché credo che sia stato il luogo più toccante e difficile da vedere della nostra esperienza odierna. Mi ha toccato particolarmente perché al contrario di altre zone del campo (dove comunque sono accadute atrocità) era assolutamente nascosto. Nessuno oltre alle guardie sapeva dell’esistenza di questo luogo macabro.

Inoltre ho posato qui il garofano per ricordare gli uomini che sono stati brutalmente trucidati. Mi ha colpito il modo in cui sono stati uccisi, con fucilazioni e impiccagioni, oltre ad essere stati uccisi senza alcuna colpa e senza alcun motivo, sono stati giustiziati anche in modo orrendo. È questo il motivo per cui il mio garofano è stata posata qui; nella speranza che il ricordo rimanga per sempre.

Leonardo Manini – classe 4O, Liceo Moro

Morale

Morale

Durante questo viaggio della memoria ho colto aspetti a cui non avevo mai pensato, come l’importanza dei civili tedeschi. A loro spesso viene data la colpa ma nessun pensa mai a ciò che hanno dovuto sopportare nei rifugi antiaerei. Non solo colore che vennero ingannati per affrontare il confronto bellico, ma anche i bambini e le madri che vivevamo a Berlino.
Ho scoperto inoltre gli assurdi modi che avevano i dirigenti delle SS per divertirsi come frasi ironiche, luoghi orrendi creati per uccidere ma chiamati non nomi “felici”. Ciò che è ancora più assurdo è la mancanza di morale in ogni campo, vendevano anche le ceneri ai cari dei deportati. Ai loro parenti veniva dato un contenitori con le ceneri raccolte dal suolo o generate da materiali casuali, non quelle dei famigliari.

Luca Albanese – classe 5A, Istituto Motti Tecnico