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Un viaggiatore della memoria prova a entrare nella testa di un soldato di guardia al muro

1 Marzo 1962

Caro diario,
penso, penso, è tutto il giorno che penso.
Fino ad oggi ho vissuto la mia quotidianità senza farmi troppe domande o meglio, cercando di reprimere i dubbi che talvolta tentavano di uscire, ma oggi è un po’ diverso, il cielo ha un colore grigio pietra strano. Non so spiegarmelo, sarà stato il discorso fatto con quel vecchietto l’altro ieri.
Il muro: la protezione dal fascismo, quella cosa fondamentale che fa si che non ci mettiamo i piedi in testa a vicenda, a tutti i beni primari. E fuori? Beh ovviamente là fuori è il diavolo a governare sotto forma di denaro, un mondo parallelo al nostro dove la borghesia sfrutta gli operosi lavoratori. Non riesco a capire fino in fondo il motivo per cui molti tentano di scappare dalla nostra Berlino. Ma fatico ancora di più a capire quel male che ai nostri occhi identifica l’ovest. D’altronde dalla mia postazione di guardia posso vedere come anche di là i bambini giocano a rincorrersi e i giovani aiutano gli anziani ad attraversare la strada.

Mi chiedo se tutto ciò abbia un senso, ma soprattutto se questa divisione sia fondata o costruita su deboli fondamenta.
E’ tutto un dubbio, ma nel frattempo l’ovest è male e noi siamo la giusta uguaglianza.
Buonanotte.

Anonimo

 

Diario di un soldato della DDR
Il muro oggi, visto con gli occhi dei ragazzi reggiani a Berlino