(L’Impatto del Contrasto) (Letizia) Varcare i cancelli di Terezín non è stato solo un viaggio nello spazio, ma
uno uno scontro con un paradosso storico che ci ha scioccato. Da una parte, la “Grande Fortezza”, che i
nazisti usarono come un cinico set cinematografico per ingannare l’Europa intera con la loro propaganda,
mostrando una “città modello” che non è mai esistita. Dall’altra, la realtà cruda delle celle della “Piccola
Fortezza”, dove la dignità umana veniva calpestata quotidianamente. Ci ha colpito molto questa capacità di
mentire spudoratamente, fotografando le vittime come fossero “premi” da esibire.

(L’Indifferenza e la Macchina dello Sterminio) (Filippo) Ciò che più inorridisce non è solo la violenza, ma
l’efficienza gelida e l’organizzazione meticolosa con cui è stato pianificato lo sterminio. Abbiamo visto le
celle dove venivano ammassate fino a cento persone nel freddo più totale, private di ogni diritto. Abbiamo
camminato accanto alla piscina della famiglia del comandante delle SS, costruita proprio a ridosso del
luogo delle fucilazioni. Com’era possibile godersi la normalità di un bagno in piscina mentre, a pochi metri
di distanza, si udivano le grida e il rumore dei colpi? Questa freddezza, questo silenzio dei vicini, questa
INDIFFERENZA ci è sembrata irragionevole, spaventosa.

(I Segni della Resistenza: I Disegni dei Bambini) (Elisa) Tra queste mura, però, c’è qualcosa che parla più
forte del silenzio dei carnefici: la voce dei bambini. I loro disegni non sono semplici opere infantili; sono
testimonianze strazianti che ci hanno colpito come uno schiaffo. Vedere un carro carico di cadaveri
disegnato con la mano di chi dovrebbe conoscere solo il colore e la fantasia ci costringe a guardare l’orrore
negli occhi. La frase “Disegna ciò che vedi” è diventata per noi un monito. Quei bambini hanno usato le
linee sul foglio per farci capire, ancora oggi, il terrore che hanno vissuto.

(La Cancellazione della Memoria) (Alessia) I nazisti non volevano solo uccidere, volevano cancellare ogni
traccia degli ebrei. Abbiamo appreso del ritmo spaventoso del crematorio: 190 corpi bruciati al giorno, nel
tentativo di far sparire le prove del massacro. Abbiamo visto i passaporti e i documenti delle vittime,
brandelli di identità che hanno cercato di ridurre in cenere.

(Conclusione: Il Nostro Impegno) (Nicolò) Percorrere quelle strade e sostare nelle stanze delle autopsie o
nelle celle dove i sensi venivano annullati non è stato solo un dovere scolastico, ma un’esperienza emotiva
profonda. Portiamo con noi le immagini dei “letti” ammassati, delle celle senza nemmeno una finestra per
respirare, portiamo con noi la sensazione di percorrere le stesse strade di quelle migliaia e milioni di
persone che non sono mai più tornate. Abbiamo capito: la libertà è un bene fragile. Oggi, come studenti di
quinta, sentiamo il peso di quella frase: “Disegna ciò che vedi”. Lo sappiamo: il nostro compito ora è
raccontare ciò che abbiamo visto, affinché l’indifferenza non trovi più spazio e affinché quei nomi e quei
disegni continuino a parlarci, insieme all’inferno di Terezin, anche e soprattutto di dignità e di speranza.

Ma portiamo con noi anche una domanda a cui non sappiamo ancora dare una risposta: come è potuto
accadere che l’uomo sia stato il peggior nemico di se stesso?

5R Istituto Zanelli

Gli interventi della 5R dello Zanelli a Lidice