Torno a casa con la testa piena di pensieri, gli occhi luccicanti, la bocca serrata, il cuore che batte forte e lo stomaco pesante; è difficile da spiegare, si ha la sensazione di avere un grande peso che ti sta logorando dentro e che ti trasmette tristezza, orrore e debolezza. Non ho avuto nemmeno la forza di piangere in quel momento, sentivo solo il battito del mio cuore che a poco a poco sentivo fino in gola.
La cosa che più mi ha colpita è stata che a queste persone sia stato tolto tutto in poco tempo: i propri beni materiali, la propria famiglia, la libertà ma soprattutto l’identità: non sentirsi più chiamare con il proprio nome e cognome, ma con un numero, è straziante.
La paura prevaleva, all’ esterno del campo passavano dei treni ed ogni volta, al loro rumore, mi voltavo a vedere quei binari dove anni fa passavano gli stessi treni, ma con sopra persone che stavano raggiungendo la meta in condizioni pessime, senza acqua, cibo, servizi igienici e luce, ma soprattutto destinate a morire; non erano al corrente, erano stati presi in giro nel vero senso della parola. È spaventoso il fatto che avessero radunato tutta la loro famiglia, preparato le valigie con il necessario per vivere, convinti di andare in un altro posto del paese per lavorare e per condurre una vita migliore; si erano fidati ciecamente, ma questa fiducia si è trasformata in poco tempo in strazio, chissà che sentimenti prevalevano in loro.
Durante la visita avevo questa immagine impressa nella testa: una mamma che portava un bimbo in braccio, stanca dal viaggio, dal viso pallido, mani rosso fuoco, date dal freddo, e occhi persi, tristi, spaventati da quello che stava vedendo davanti a sé; teneva la mano sinistra sul capo del bimbo come per proteggerlo, l’altra lo sosteneva, l’unica cosa che si muoveva era la bocca che urlava con grande violenza il nome di suo marito, perso in chissà quale binario, con il pensiero che da un momento all altro, senza nemmeno accorgersene, le sarebbe stato tolto anche suo figlio…
Faccio fatica a raccontare cosa ho provato in quelle ore, so solo che torno a casa con la consapevolezza di essere fortunata ad avere tutto ciò che possiedo, in primis la libertà, la vita, i diritti e la mia famiglia e mi sono promessa che li custodirò per sempre perché sono valori sacri…

“Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi”.
Primo Levi

Lucia Anastasia Ricciato – Classe 5S, Istituto Mandela 

 

Momento della commemorazione a Birkenau, Foto Mattia Ferrari - Istoreco

Momento della commemorazione a Birkenau, Foto Mattia Ferrari – Istoreco