Abbiamo visto un luogo in cui migliaia di persone venivano ogni giorno ammassate in stanze minuscole, costrette al freddo, alla fame, alla morte.
Viaggi come questo comportano sicuramente un enorme impatto emotivo. Le vittime dell’Olocausto ci parlano attraverso luoghi in cui la morte è talmente presente da sembrare quasi tangibile.
Questo viaggio mi ha portato a pensare che, in quanto future generazioni, dobbiamo renderci conto di come gli artefici di queste mostruosità fossero umani tanto quanto noi.
Questi “mostri” erano in realtà persone come noi che, totalmente assorbite da un’ideologia, hanno speso tutta la loro intelligenza per costruire orrende macchine di morte, con la ferma convinzione di star facendo il meglio per l’umanità.
Il nostro dovere di giovani, quindi, è quello di saperci affermare come individui, di essere forti, lucidi, non facendoci manipolare da niente e da nessuno. In poche parole, dobbiamo essere individui unici e non masse. Non dimenticare significa costruire per non ripetere, perché se per alcune persone la morte di migliaia di esseri umani è solo una dato, e la morte di un singolo, una tragedia, per noi non può essere così.
Pietro Cantoni – 5° Pascal

In cammino in compagnia della memoria, a Terezin
