La visita al campo di concentramento di Auschwitz è un’esperienza profondamente toccante e altamente significativa.
Camminando tra le baracche e le recinzioni, ci siamo immersi nella tragica storia dell’Olocausto e nella sofferenza umana che vi è avvenuta. Ogni passo su quel terreno sacro ci richiama alla responsabilità di ricordare e testimoniare le atrocità del passato, affinché non vengano mai dimenticate.
È un momento di silenziosa riflessione, durante il quale siamo costretti a confrontarci con l’oscurità dell’animo umano e a interrogarci sulla natura del male e della compassione.
È anche un momento di rispetto e omaggio alle vittime, un tributo al coraggio di coloro che hanno sofferto e un impegno per promuovere la tolleranza, la pace e la giustizia nel mondo.
Ancora più doloroso è pensare che queste esperienze disumane, che consumano l’animo umano, possano toccare anche i nostri cari attraverso parenti o conoscenti che hanno vissuto tali mostruosità. Se ci si guarda attorno è possibile incrociare lo sguardo di chi queste storie le ha sentite dai propri parenti sopravvissuti, dove negli occhi è ancora presente il terrore.
Questa è una parentesi nera della storia, e per evitare di ripetere queste crudeltà non basta studiare, ma anche raccontare e diffondere le parole di coloro che hanno trovato il coraggio di abbattere il muro della paura e parlare per costruire un futuro migliore, basato sul rispetto reciproco, la comprensione e la solidarietà umana.

Andry Partisotti e Giovanni Donelli – Classe 5S, Istituto Zanelli

 

Momento della commemorazione a Birkenau, Foto Istoreco

Momento della commemorazione a Birkenau, Foto Istoreco