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Eccoci qui, pellegrini a un cimitero senza confine, uniti insieme per collegare ciò che siamo con ciò che diventeremo.

Il silenzio ci viene naturale, siamo di fronte a sofferenze troppo grandi per essere racchiuse nelle parole.

Ma una domanda ci sorge spontanea: è proprio così difficile dimenticarsi di ricordare?

Se è vero che ci troviamo in luoghi che trasudano memoria, come può essere “riconvertito” ad area dove passeggiare con i cani e trovarsi con gli amici e l’ex sede della Gestapo nel ghetto di Podgòrze ospitare un allegro negozietto di souvenir?

Nemmeno ci accorgiamo di essere arrivati a Birkenau perché di fianco alle baracche svettano villette e negozi, come a voler calare un velo di apparente normalità su un abisso da cui neanche la luce della memoria riesce a sfuggire.

Ma noi da oggi non possiamo più mascherarci dietro lo scudo del “non sappiamo, non ci hanno mostrato la verità se non quella delle immagini sul libro di storia”; noi ora grazie allo staff di Istoreco abbiamo toccato con mano i mattoni di quella maledetta cella, l’umidità acida delle camere a gas è penetrata nei nostri polmoni, rendendoci partecipanti attivi di un omaggio corale dell’intera comunità reggiana.

Noi possiamo annunciare senza timori: “per me quel milione di persone, martiri dell’umanità, non è di poco conto”.

Seguendo quei luoghi nei quali il ricordo è curato e tramandato attraverso un lavoro paziente, abbiamo potuto cogliere il profumo di speranza, il sentore di fiducia che teneva in vita quei fantasmi senza corpo e identità e imparare ad ammirare un po’ più serenamente le nostre fortunate vite.

“Chi non ricorda il passato è costretto a riviverlo”


Classe 5E – Liceo Scientifico Piero Gobetti, Scandiano

Pellegrini a un cimitero senza confine
Studenti della 5E scandianese durante il momento conclusivo ad Auschwitz-Birkenau.