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Noi tutti ricordiamo il nazionalsocialismo tedesco come la macchina che tentò di eliminare tutti coloro che non erano idonei a terzo Reich, utilizzando campi di raccolta, concentramento o sterminio.
Sorge, analizzando velocemente questo processo, che questo aveva due facce:
l’annientamento era innanzi tutto fisico: l’obiettivo era lo sterminio, l’estinzione forzata di un certo gruppo di persone; ma l’uomo internato era destinato anche ad una metamorfosi che lo portava a diventare un automa, attraverso la privazione del diritto -fondamentale- di essere ciò che si è.
Ma personalmente credo sia importante ricordare che anche lo stesso nazista, il cittadino della grande Germania nazista, veniva privato della propria individualità, proprio come gli stessi prigionieri internati nei campi.
Il male del Nazismo sta proprio in questo: l’unico singolo è rappresentato esclusivamente dallo stato, dal fuhrer, cosicché anche ai “cittadini liberi” veniva tolto il diritto di esprimersi liberamente e di cercare la propria identità, riducendo ogni singolo individuo ad un semplice ingranaggio di una grande macchina.
Perciò alcuni dei doveri di coloro che fanno memoria è ricordare ciò che è stato, gli uomini e le donne che cercarono,purtroppo spesso in vano, di cambiare quei sistemi che oscuravano diritti fondamentali dell’uomo e sopratutto preservare il diritto alla propria individualità di tutti gli uomini.
Ringrazio quindi da parte mia e della mia classe Amnesty International e molte altre associazione che combattono per i diritti dell’uomo e soprattutto Istoreco, che ci ha guidato in questo viaggio per comprendere meglio ciò che è stato e che non dovrà mai più accadere.

Erman Govi – classe 4H, Liceo Moro, Reggio Emilia

Privati dell’individualità
Il filo spinato del campo di Sachsenhausen, metafora dell'annientamento delle persone.