Noi ragazzi della V Liceo Scientifico e V Meccatronica dell’istituto D’Arzo abbiamo scelto di raccogliere le nostre riflessioni sull’esperienza che abbiamo vissuto.

  • “Questo viaggio per me è stato una realizzazione. La realizzazione di cosa realmente è stata la Shoah, tutto il dolore e la sofferenza che ha generato e tutta la cattiveria e brutalità di cui l’uomo è capace.
    È stata sicuramente una delle esperienze più intense e difficili che abbia mai provato e la cosa che mi ha colpito maggiormente è stata la stanza delle scarpe dei bambini, esseri così puri che vennero brutalmente assassinati per il solo crimine di essere nati, mi è sembrata una cosa talmente surreale che viene da chiedersi se davvero un essere umano possa essere capace di qualcosa di così terribile.
    In passato vedevo questo evento da lontano e con superficialità ora che invece ho avuto la possibilità di vedere con i miei occhi la realtà, sono contento di poter dire che questo viaggio mi ha cambiato e mi auguro che possa cambiare anche altre persone, adesso e in futuro”.

 

  • “Gli sguardi, questa è la cosa che più mi ha segnato di questo viaggio.
    Gli sguardi dei miei compagni durante le visite, di tristezza, di consapevolezza, anche di rabbia a volte.
    Gli sguardi nelle foto dei prigionieri dei campi, colmi di dubbi, rassegnazione, paura.
    Lo sguardo della nostra guida Margherita, la quale, con gli occhi, ci ha trasmesso tutta l’emozione che ancora prova a ricordare questi fatti.
    Gli sguardi di tutti i visitatori, dai quali ho compreso che stavano provando le stesse emozioni e sensazioni che stavo percependo io.
    Gli sguardi, che molte volte comunicano più di qualsiasi parola.”

 

  • “Questa fantastica esperienza mi ha arricchito come persona, la visita ai campi mi ha fatto un effetto indimenticabile, un mix di emozioni forti.
    D’ora in poi vivrò questi temi in maniera differente e il mio pensiero andrà sempre a quelle sensazioni provate nei vari luoghi che abbiamo visitato durante questo viaggio.
    Mi sono reso conto, ancora più di prima, della brutalità e della cattiveria dell’essere umano e non riesco a capacitarmi di come sia potuto accadere. Lo avevano reso normalità, questa è la cosa preoccupante.
    Un bimbo ebreo dell’epoca, completamente identico a noi pochi anni fa, aveva il destino già segnato, era già nato colpevole. Non ha potuto essere piccolo, la sua colpa è stata solo quella di essere nato. È difficile comprendere fino in fondo l’assurdità di questi gesti e non riesco a comprendere come un soldato delle SS potesse tornare tutti i giorni a casa tranquillo, ad abbracciare i propri figli, mi fa ribrezzo.
    Il sentimento che provo è solo schifo, ogni bambino ha il diritto all’ infanzia, a fare il bambino, nulla di più, ma a quanto pare venne negato anche quello.
    Questo viaggio secondo me non serve solo per capire il passato, ma, anche, per migliorare il futuro con le nostre scelte. Dobbiamo capire che alla base della Shoah c’è semplicemente l’odio, quel sentimento che abbiamo tutti o che comunque è facilmente visibile nella vita di tutti i giorni intorno a noi. Dovremmo anche noi iniziare a migliorare il mondo, cercando di annullare o rendere al minimo questo sentimento, capendo che è solo ed esclusivamente un’arma da guerra, poiché è da lì che partono tragedie come questa.”

 

  • “Fame, sete, malattie, gelo, dolore, violenza, sofferenza: condizioni che hanno dissolto ogni speranza, condizioni di totale negazione della dignità umana. Uomini, donne e bambini: unico sguardo, unica agonia, unico destino.”

 

  • “Camminare in questo luogo significa confrontarsi con la sofferenza di milioni di persone. Auschwitz non è solo un museo, ma una testimonianza di ciò che l’odio può generare.
    Vedere le baracche, le camere a gas, i capelli, le valigie, le tracce lasciate da chi vi è passato, ti fa rendere conto che la Shoah non è solo un capitolo di un libro di storia, ma una tragedia vissuta da persone reali, con sogni, famiglie e vite spezzate. È una riflessione che lascia un segno profondo e che ci impone di non dimenticare, affinché simili atrocità non si ripetano mai più.”“Ci viene spontaneo chiederci come tutto questo sia potuto succedere, come abbiano fatto tutti a non accorgersene, a restare indifferenti, o a pensare normale la continua eliminazione degli ebrei. L’essere umano ha la caratteristica di sapersi adattare alle situazioni che gli si presentano davanti, grazie anche all’abitudine. La maggior parte non si è mai posto il problema di andarsi ad informare sulla provenienza di nuove materie prime, nessuno, nonostante collaborasse, ha protestato contro questa disumana procedura.
    Era come se considerassero ebrei, Sinti, Rom, omosessuali, oppositori politici la feccia degli esseri viventi.”

 

  • “L’esperienza appena vissuta, i luoghi visitati, gli oggetti visti non possono e non devono lasciarci indifferenti. Durante questi giorni abbiamo sentito molte storie differenti che probabilmente non abbiamo compreso fino in fondo, perché forse questi fatti di abominevole e disumana crudeltà ci sembrano pura fantascienza.
    È difatti difficile pensare che qualcuno definito “umano” possa aver avuto tale odio contro famiglie, bambini ed anziani solo perché di religione o pensiero politico differente da quello che la società dell’epoca imponeva. La guida dei campi di concentramento ha volutamente porre l’accento sul fatto che tutte queste persone, sia detentori che detenuti fossero umani. Ha voluto porre l’accento sul fatto che anche i medici che compivano gli esperimenti erano umani e dotati di senno. Ciò mi ha fatto molto pensare che forse anche oggi bisogna restare vigili su ciò che ci circonda ed essere abili nel riconoscere i segnali che il mondo ci pone dinnanzi. Bisogna infatti specificare che la lotta contro questi regimi deve partire da noi: deve esserci un volere prima che un dovere. Ciò che mi ha fatto davvero sentire raggelare il sangue è stato vedere quegli ammassi di capelli e di scarpe. Così immobili eppure aventi ancora un anima narrante. È difatti nel vedere le cose che se ne capisce la parte più vera e profonda. Ed è per questo che credo sia stata davvero un esperienza sì stravolgente e di grandi riflessioni, ma anche di necessaria presa di coscienza all’interno della mio percorso di vita. “Poiché molti hanno visto, hanno creduto” diceva qualcuno molti anni fa, ma nonostante il tempo questa frase rivela ancora certezze e verità, anche nelle nostre vite ed è per questo che auspico che molti ancora possano venire a vivere questi luoghi come li abbiamo vissuti noi in questi, seppur pochi, giorni intensi”.

 

  • “La mia esperienza parla di distacco… parla di distanza… di una barriera che il mio cervello ha costruito al solo fine di non credere all’innegabile verità.
    Non sono scoppiata a piangere, non ho tremato e non ho provato angoscia nel visitare Auschwitz, perché l’orrore che mi si presentava davanti era così terribile da non sembrare reale.
    Però è qui che la maggior parte di noi sbaglia:
    è facile pensare che mai nulla del genere accadrà anche a noi, e forse è così, ma il male insito nel mondo può essere combattuto solo se riconosciuto, solo se metabolizzato.

 

  • Solo ieri ho capito il perché i pochi sopravvissuti allo sterminio abbiano deciso di parlare dell’accaduto dopo decenni…in una parola: vergogna.
    La vergogna di aver vissuto oltre che come umani, anche come animali,la vergogna di aver rubato per sopravvivere, di aver gioito della morte di un compagno che potevi essere tu, la vergogna di aver divorato come una bestia il più semplice dei cibi.

 

  • Perché alla fine l’olocausto è stato questo: una storia di indifferenza civile e disumanizzazione, folli processi psicologici che hanno portato la stessa specie umana a non riconoscersi più.

 

  • Cosa ho imparato? Far cadere le barriere dell’incredulità è il primo passo da compiere per rendere nostra la storia, rendere nostri gli errori e credere nella possibilità di un futuro migliore”

 

  • Appena entrato ad Auschwitz ho sentito un silenzio assordante penetrare in me.
    Per un momento ho immaginato l’aria comporsi di sospiri.
    Sospiri di coloro che hanno dovuto vivere quelle atrocità.
    Sembrava tutto così surreale.
    Così come le foto dei prigionieri; mi hanno completamente stravolto.
    Tramite queste ho potuto osservare gli sguardi di ciascuno di loro.
    Sappiamo che gli occhi sono lo specchio dell’anima e riflettono tutti i sentimenti e le emozioni.
    Io, davanti ad essi, non ho potuto far altro che rimanere muto ad osservarli.
    In quegli occhi ho visto il coraggio di lottare, i sogni di ciascuno di loro, ma soprattutto la voglia di continuare a vivere.
    Quelle persone in foto saranno poi state uccise dai tedeschi e con esse i loro sogni.
    Esiste però un qualcosa che non potrà mai essere distrutto, nemmeno dalla più potente delle armi, la memoria.
    Proprio per questo io non dimenticherò mai quegli occhi pieni di vitalità e porterò sempre avanti il loro ricordo.
    Tutto ciò mi ha fatto comprendere che forse non possiamo scegliere il nostro destino, ma sicuramente possiamo dare un senso alla nostra vita e alla nostra morte.

 

V Liceo Scientifico e V Meccatronica dell’istituto D’Arzo

Il gruppo del D’Arzo legge le commemorazioni delle due classi presenti al Viaggio della Memoria a Birkenau