Noi siamo I ragazzi di 5H del Canossa e le parole che riassumono ciò che abbiamo visitato al campo di concentramento di Auschwitz sono SPERANZA e RICORDO.

“I bambini disegnano ciò che vedono”. Partendo da questa frase vorremo parlare dei disegni, realizzati dai bambini che erano prigionieri nel campo, i quali non solo rappresentavano la triste realtà che li circondava, ma alcuni di essi erano anche simboli di speranza. Ad esempio l’affetto per i genitori, le case d’infanzia, giochi, mazzi di fuori e draghi blu.

“Speranza data… dagli oggetti come valigie, scarpe, pentole perché come si fa a vivere, se non mangiando?
Questi oggetti erano simbolo di una vita quotidiana che loro speravano potesse continuare, durante il loro viaggio verso una meta che poi si rivelò essere un un inferno.

Questi oggetti non sono solo materiali, ma portano con sé il ricordo di chi li possedeva, aiutandoci a non dimenticare.
Infatti, “i nomi sono importanti, ognuno ha la sua storia.” e non c’è torto più grande verso I nazisti che ricordare coloro che reputavano degli Stücke, pezzi.

La nostra guida ci ha, infatti, ribadito l’importanza di cercare di memorizzare anche solo uno di questi nomi, uno dei volti, una di queste storie.

Infatti ricordiamo, tra molti:
-SAMI MODIANO che manda il pane alla sorella dopo averla vista malnutrita, ma gli ritorna indietro lo straccio con anche il pane della sorella.
-Da “Il fumo di Birkenhau” come la madre che abbraccia il figlio malato con il filo spinato tra di loro, perchè morire elettrificati era più umano rispetto a come sarebbero morti altrimenti.
-ALBERTO SAID, che vide la sorella sbranata da un cane lupo perchè, quando la guardia prese uno a caso dalla baracca, lei si trovava nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Ma questa è solo una piccola parte.

Un altro messaggio fondamentale che ci ha trasmesso la visita è stato che “la memoria appartiene alle generazioni future”. È nostro compito non dimenticare mai, non essere indifferenti di fronte a ciò che è successo, perché “se siamo indifferenti, non ci accorgeremo nemmeno quando un altro Auschwitz potrebbe cadere dal cielo.”
Inoltre, “se non studiamo il passato, non saremo capaci di riconoscere i segnali di un nuovo pericolo”. Queste parole ci hanno fatto riflettere

5 H Canossa

 

Le ragazze del Canossa alla scoperta della storia di Birkenau