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Nell’istante in cui tocchi con mano ciò che è stato, prendi coscienza.

Ciò che più colpisce è l’indifferenza di chi sapeva e ha taciuto; forse perché la prospettiva di un guadagno valeva di più di miliardi di pensieri e di speranze, sogni rinchiusi in un cassetto, a cui è stata gettata la chiave.

Ma cos’è il denaro di fronte ad una vita umana?

Cosa sono gli occhi di persone a cui la dignità è stata tolta di fronte ad un comando di un Kapò? L’identità, la dignità, la vita stessa, non dovrebbe e non deve essere negata.

Ciò che è stato può riaccadere ed è proprio questo a far paura.

Quello che è stato visto oggi non è nient’altro che una parte delle innumerevoli atrocità di cui sono state vittime degli innocenti.

Lo sguardo è forse il modo più semplice per esprimere i propri sentimenti; a volte può nascondere qualcosa, altre volte può far emergere tutto.

Non tradisce, non perdona, non dimentica.

Ed è stato appunto lo sguardo a colpire maggiormente. Gli occhi di chi imprecava dalle sbarre, di chi, a capo chino, lavorava nella speranza di poter vivere qualche ora in più, di chi faceva di tutto pur di poter salvare altre vite.

La vastità di un posto di così grande estensione rende soli, rende vuoti.

Eleonora B., 5T Istituto Russell Guastalla

 

Toccare con mano
Uno sguardo verso il vuoto, Auschwitz-Birkenau