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Oggi durante la visita al campo di concentramento di Sachsenhausen, mi ha colpito in modo particolare un racconto della guida: un ragazzino ucraino deportato, vedendo a terra il corpo dolorante e in fin di vita di un signore (anch’esso deportato), lo aiutò ad alzarsi e lo portò al riparo prendendosi cura di lui. Tra i due si instaurò una profonda amicizia che li legò tutta la vita. A colpirmi è stato questo atto di profonda umanità da parte del ragazzo che pur trovandosi in una condizione di disperazione decise di aiutare una persona più in difficoltà di lui. Mi ha colpito molto come i deportati, trattati come oggetti, chiamati con codici, privati di identità, dignità e diritti trovassero comunque il coraggio di aiutarsi a vicenda, ed essere buoni con altri uomini come loro, andando così contro la politica d’odio che il regime cercava di instaurare anche tra i prigionieri.

Se sei gay, sei un criminale
Se sei un rom, sei un criminale
Se sei di colore, sei un criminale
Se sei polacco, slavo, ucraino, sei un criminale
Se hai idee diverse, sei un criminale
Se pensi fuori dagli schemi, sei un criminale
Se ami il bianco in un mondo tutto nero, sei un criminale, sei un volto senza volto.
Un uomo ridotto a una sequenza di numeri.
Eppure, hai una parte di umanità che arde ancora dentro di te.

Davvero non capisco come sia accaduto tutto ciò… oggi al campo di Sachsenhausen ho provato emozioni fortissime; non trovo spiegazione di quello che è successo perché non posso capire come si fomenti in fretta l’odio. Un uomo umiliato che perde qualsiasi cosa e i cui diritti sono completamente annullati: non riesco a immaginarmi una situazione del genere, in cui ti viene tolto tutto e alla fine rimani nudo, impotente, senza più dignità né speranze di ritornare a una condizione normale…
Mi rendo anche conto che nella società moderna sono tuttora violati diritti inalienabili che rendono un uomo tale; ritengo impensabile che l’umanità possa attraversare di nuovo un buio così, ma allo stesso tempo vedo che i vari episodi che hanno scatenato tutto ciò non sono così dissimili dagli episodi di discriminazione razziale che si verificano oggigiorno.
Credo che la vera causa di tutte queste cose siano l’indifferenza e l’ignoranza, ma a ciò che si può rimediare impegnandosi a dare peso a ciò che accade nel mondo, rimanendo informati e non facendo finta di niente e reputando queste cose molto lontane da noi.

È difficile potersi immedesimare nella vita quotidiana delle persone che si sono trovate in questi luoghi. È terribile pensare che tra uomini ci si possa torturare in questo modo tutti gli esseri umani sono uguali e hanno gli stessi diritti. Nessuno può ritenersi superiore. Entrare in un capo di concentramento non è stato facile perché si percepiva il dolore e la sofferenza di queste persone. Questo sentimento di odio nei confronti degli ebrei non è svanito ed è nostro compito impedire che il passato si ripresenti.

Classe 4O del Liceo Moro

A Sachsenhausen con la classe 4O del Liceo Moro – Parte 1
Il complesso del campo di prigionia di Sachsenhausen nello scatto del viaggiatore Luca Bassi.