I. Attraversando i cancelli, la storia prende vita. Le baracche logore sussurrano di vite spezzate. Le camere a gas urlano il silenzio dell’innominabile. Come è stato possibile? Qui dove ci si scordava di vivere, la responsabilità ci sovrasta. Non dimentichiamo, combattiamo l’indifferenza, abbracciamo la tolleranza.
Sopravvissuti, custodi di speranza e resilienza, apprendiamo il nostro ruolo nella lotta contro l’odio. Siamo testimoni, portatori di memoria. Riflettiamo sulla fragilità della vita e costruiamo un futuro di pace e umanità. Auschwitz ci scuote, ci chiama all’azione. Ricordiamo, viviamo, lottiamo contro le atrocità.
[Lorenzo (16)]

II. Le parole non bastano per descrivere il campo di concentramento: non c’è davvero modo di comprendere quello che è stato e le ragioni che hanno animato tutto ciò. Ho provato ad immedesimarmi nelle persone che attraversarono quei luoghi e posso dire di aver visto ciò che resta, ma non ho la presunzione di aver capito ciò che è successo.
Ci si può immergere in quell’atroce passato, ma nulla permette di immaginarsi neppure lontanamente lo strazio delle separazioni, la disperazione dei deportati, le grida di dolore, la violenza gratuita, la rassegnazione e la perdita di sé stessi. Non resta altro che una città fantasma popolata da un silenzio assordante.
[Martina (9)]

I. È come se tutte quelle vittime fossero ancora presenti. Camminando, mi sembrava di sentire ancora le grida di coloro che erano rinchiusi nelle camere a gas, nonostante ci fosse un silenzio tombale. Potevo sentire il pianto dei bambini attraverso i muri, le urla disperate di una madre che è costretta a lasciare un figlio.
[Chiara (9)]

III. T’immagino ancora: bambino e mai più uomo. La tua mamma, che avrebbe voluto crescerti. Il padre, che ti ha guardato per l’ultima volta negli occhi e avrebbe voluto salvarti. E tua sorella, che ha combattuto con il sangue sulle mani contro il muro di quella stanza, gridando con l’ultimo fiato che aveva.
[Laura (14)]

II. Erano ancora tutti lì, dietro quel cancello di ferro, con un numero indelebile marchiato sulla pelle, una divisa troppo larga, gli zoccoli ai piedi: quella madre alla quale hanno strappato il figlio dalle braccia, quel figlio finito nella fila sbagliata.
Non si costruiscono più campi di sterminio, ma si continua comunque a sterminare: vicino a questa terra si uccide ancora, così come nel resto del mondo, e se non si uccide si umilia, si annienta.
Non abbiamo imparato niente: è questa la lezione della storia.
[Marzia (15)]

III. Crudele, terrificante, mostruoso, disumano, brutale… Quanti pensieri scorrono nelle menti di noi visitatori, mentre ripercorriamo le vie del campo di Auschwitz! Eppure, camminiamo tra le macerie, lo facciamo stretti nei nostri cappotti avvolgenti e nelle nostre sciarpe morbide, sapendo che di lì a poco ci attende un pasto caldo: assaporiamo i privilegi ormai scontati.
“Tutto questo male non dovrà accadere più!” – pensiamo. Ma, nello stesso momento in cui si formula il pensiero, tutto questo male accade ancora. La storia si ripete e noi, ciechi e sordi, permettiamo che tutto ciò succeda. Spesso l’indignazione dura giusto il tempo di una visita.
[Beatrice F. (18)]

II. Perché ricordare tutto questo orrore? Perché non cercare di dimenticare ogni cosa? Perché non seppellire le prove per sempre?
Entrare nella mente dei nazisti oggi sembra impossibile, eppure tutto questo è veramente accaduto sotto il cielo.
Ogni vittima è stata condannata per la sola ragione di esistere. È per questo che bisogna ricordare.
[Giovanni I. (11)]

I. Quante persone, nello stesso posto in cui sono io ora, si sono viste strappare via la famiglia, la dignità e infine la vita: quante? Ed io sono qui, immobile, incapace anche solo di immaginare le atrocità che una moltitudine di innocenti hanno subito. Quante persone? Troppe: troppe da potere contare, troppe da immaginare. E i bambini: bambini, ancor più innocenti, eliminati. Milioni di vite umane sterminate, annientate, cancellate, polverizzate. Non possiamo, non dobbiamo dimenticarcene.
[Anna C.(9)]

III. Abbiamo provato ad immedesimarci, ma nessun tentativo da parte nostra sarà mai sufficiente per comprendere la sofferenza delle vittime: la sofferenza di chi è stato ucciso, ma anche di chi è sfuggito a quella morte; perché al ricordo non si sfugge mai, e la vera morte è quella della dignità umana.
Camminando per i corridoi freddi mi sembrava di percepire la presenza di quelle persone, le loro grida di dolore, la loro solitudine in una realtà spaventosa. Oggi però ignoriamo le grida degli innocenti, come fecero quelli che disprezziamo. Decidiamo quale popolo ha il diritto di vivere e quale no, di quale ci importa e di chi invece non ci interessa.
Ci impegniamo a ricordare: ci impegniamo così tanto, che dimentichiamo di guardarci intorno; e di riconoscere anche nella realtà attuale le cose che ci impegniamo ricordare.
[Sara (11)]

Classe 5I, Liceo Cattaneo Dall’Aglio Castelnovo Monti

 

Il gruppo della 5 I del liceo castelnovese propone la propria riflessione collettiva

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