Classe 4A del Liceo “P. Gobetti” di Scandiano (RE) – 2026
ALSENO
COSTI
Alseno Costi nasce il 17 gennaio 1921 a Ventoso, nel comune di Scandiano. Il 9 settembre 1943 viene arrestato a Pinerolo e deportato a Colonia, in Germania. Qui viene internato in un campo e lavora quotidianamente presso un’azienda tedesca. Il 28 ottobre 1944 rimane ferito durante un bombardamento: pochi giorni dopo, il 2 novembre 1944, muore a Colonia.
Alseno Costi nasce il 17 gennaio 1921 a Ventoso, nel comune di Scandiano, in provincia di Reggio Emilia, all’interno di una famiglia cattolica.
Nel corso della sua vita cambia tre abitazioni, ma vive principalmente in via Colombaie 4 a Ventoso insieme ai genitori, Attilio Costi e Maria Luigia Bertolani, ai tre fratelli maggiori Fernando, il primogenito, Arrigo e Claudino, alle sorelle Evelina, più grande, e Fiorisa, la minore.
Pur conseguendo il diploma di terza media commerciale, lavora come operaio meccanico.
Coltiva una forte passione per la scrittura: scrive infatti numerosi libri e romanzi e suona il mandolino.
All’età di vent’anni, l’11 gennaio 1941, viene chiamato alle armi come soldato nel quinto Reggimento di Cavalleria Lancieri di Novara a Pinerolo.
Dopo alcuni anni di servizio militare, il 9 settembre 1943 viene arrestato a Pinerolo come IMI, internato militare italiano, e deportato a Colonia, in Germania. Qui viene internato in un campo e lavora quotidianamente presso un’azienda tedesca.
Il 28 ottobre 1944 rimane ferito durante un bombardamento mentre si trova al lavoro
Pochi giorni dopo, il 2 novembre 1944, muore a Colonia.
Inizialmente viene sepolto a Colonia, ma successivamente la salma viene trasferita nel Cimitero Italiano d’Onore di Amburgo, nel quadro 2, fila Z, tomba 54, il 24 novembre 1944.
12/01/1941
Pinerolo (TO)
Camerata 12
Caro Diario,
ieri, dopo vent’anni, ho lasciato la mia piccola città, in cui sono nato e cresciuto. Ora mi trovo a Pinerolo, in provincia di Torino, come soldato del Quinto Reggimento di Cavalleria Lancieri di Novara. Quando sono partito, il mio cuore batteva così forte da farmi male al petto. Mi sentivo orgoglioso, ma anche spaventato allo stesso tempo, ed ero emozionato all’idea di iniziare questa nuova vita.
Sono nato il 17 gennaio 1921 a Scandiano, un piccolo paese in provincia di Reggio Emilia.
Alla partenza, ho lasciato la mia casa di Ventoso, in via Colombaia, nella quale abitavo con tutta la mia famiglia. Prima di partire ho dovuto salutare mia mamma Maria Luigia e mio padre Attilio, ma anche i miei fratelli Fernando, Arrigo e Claudino e le mie sorelle Fiorisa ed Evelina. Quando ho abbracciato mia madre, ha iniziato subito a piangere e io, con un nodo alla gola, le ho assicurato che sarebbe andato tutto bene, anche se non potevo esserne certo.
Da piccolo ho imparato subito a scrivere e la scrittura non mi ha mai abbandonato. Ero solito scrivere sul davanzale della finestra della mia camera, che condividevo con i miei fratelli maggiori. Ora, invece, scrivo da una piccola scrivania della camerata, ma non riesco a ritrovarmi in questo nuovo spazio e la scrittura non scorre più come prima.
Mi piaceva molto leggere, ma soprattutto amavo suonare il mio mandolino che, a causa della mia partenza, ho lasciato a mia sorella Fiorisa con la promessa che se ne sarebbe presa cura in attesa del mio ritorno.
Mentre ti scrivo, penso alla mia casa, alla mia stanzetta e alla vita che ho lasciato.
Non so cosa mi aspetta, ma so che nulla sarà più come prima.
Spero di affrontare questa esperienza a testa alta e senza paura.
Alseno Costi
09/09/1943
Pinerolo (TO)
Camerata 12
Caro diario,
è notte fonda, sono chiuso qui da circa dieci ore, non riesco a dormire perché sono tormentato dal fatto che non so quando rivedrò la mia famiglia.
Ero al lavoro con gli altri soldati del reggimento di Lancieri in cui ho fatto la leva militare. All’improvviso ho visto arrivare verso di me e i miei compagni i soldati tedeschi che ci hanno arrestato. Temevo che questo momento potesse arrivare, ma non pensavo così presto. L’unica cosa che mi solleva è che la mia famiglia non ha visto la scena terribile dell’arresto. Tutti erano agitati, i miei compagni urlavano e cercavano di scappare, quando hanno visto i soldati tedeschi picchiare alcuni di noi.
Ci hanno preso con la forza, qualcuno è stato picchiato violentemente perché ha provato a ribellarsi, come il mio amico Carlo che ha perso i sensi a causa delle percosse. Solamente due di noi sono riusciti a scappare, hanno messo le manette a noi altri e ci hanno caricato sul camion. In quel momento ho provato molta paura, ma anche rabbia per essere stato arrestato ingiustamente.
Spero che alla mia famiglia non sia successo niente e che stiano tutti bene. È da tutto il giorno che sento urla e persone disperate per la paura di essere portati nei campi di concentramento.
Questa è anche la mia paura più grande.
Ieri sera, verso le 19:30, mentre cenavamo il generale Badoglio ha annunciato alla radio la firma dell’armistizio. Ora sono qui, confuso, non so cosa mi aspetterà, spero solo di uscire al più presto e rivedere i miei compagni, ma soprattutto la mia famiglia, vivendo con loro la mia vita in modo libero.
Alseno Costi
25/09/1943
Colonia – Germania
Camerata del campo
Caro diario,
non so neanche io da dove cominciare a scrivere: oggi è uno dei giorni più bui della mia vita.
Sono stato deportato a Colonia da soli tre giorni, eppure mi è bastato così poco per vedere il peggio che l’uomo è capace di infliggere a un altro uomo. Il mio tormento sembra non avere fine: trovarmi qui, in questo luogo così ostile, va oltre tutto ciò che avrei potuto immaginare.
Da un giorno all’altro mi sono visto sottrarre la libertà, la dignità e ogni diritto. I turni di lavoro sono estenuanti, le guardie urlano continuamente ordini in una lingua che spesso non comprendo, il cibo è scarsissimo e di pessima qualità, e le condizioni igieniche sono l’ultimo dei pensieri di chi ci comanda.
Da quando sono qui ho assistito a scene a dir poco macabre: ho visto uomini trattati come oggetti, spinti, colpiti, ignorati quando cadono a terra. Qui ho capito che la vita non ha valore, e che basta un attimo per sparire senza che nessuno se ne accorga.
Adesso, solo nella mia cella, vorrei piangere, avere qualcuno che mi comprenda e che mi consoli. Mi chiedo come l’uomo sia potuto arrivare a compiere atti così disumani e crudeli senza provare rimorso.
Oggi ci è stato proposto dalle guardie, di tornare in Italia come soldati. Ci hanno promesso cibo, abiti e aiuti economici per i nostri familiari. Abbiamo capito che l’obiettivo dei gerarchi tedeschi era di mandarci a combattere assieme ai Fascisti della nuova Repubblica Sociale Italiana.
Io non ho accettato. Sono rimasto fedele ai miei valori. Molti miei compagni invece sono partiti, per il bene delle loro famiglie, dicevano.
Ora che sono quasi le 22.00 sento i passi delle guardie avvicinarsi sempre di più alla camerata: è giunta l’ora di dormire, anche se so che il sonno difficilmente verrà. Chiudo gli occhi con il corpo stremato e il cuore colmo di paura e incertezze.
Spero di riuscire a riscriverti domani, ma non posso esserne certo: qui la vita può interrompersi da un momento all’altro per volontà di un essere umano, educato da un regime che non vuole la vita, bensì la morte.
Alseno Costi
30/10/1944
Colonia – Germania
Infermeria del campo
Caro diario,
è da un po’ di giorni che non ti scrivo. Due giorni fa è successo l’impensabile.
Mi trovavo in servizio in fabbrica quando il forte rumore degli aerei ci ha distratti dal nostro lavoro e abbiamo iniziato ad avere brutti presentimenti. L’ansia si è sparsa nell’aria in un momento che sembrava infinito. Dopo qualche minuto il rumore tornò più forte di prima, insieme alle mie preoccupazioni. L’ultima cosa che ho sentito è stato un forte boato e la mia vista è diventata offuscata.
Ero a terra, il dolore prevaleva su tutte le altre sensazioni, ma comunque riuscivo a percepire tutta la paura e la disperazione intorno a me. Della fabbrica rimanevano solo macerie, sotto le quali potevo intravedere i corpi senza vita e gravemente feriti dei miei compagni alla mia destra. Sono certo che anche alla mia sinistra la situazione era simile, ma dato il grosso peso delle macerie sopra di me, non mi potevo girare. Sentivo lamenti e richieste d’aiuto in ogni parte della fabbrica. Sembrava passata un’infinità quando sono arrivati i soccorsi.
Mi sono risvegliato in un ambiente nuovo, diverso da quello di prima, era più accogliente e sicuro. Ero circondato da letti bianchi con sopra persone ferite come me, che si lamentavano costantemente.
Non faccio altro che pensare a come stiano e dove siano i miei compagni, ma allo stesso tempo non riesco a non sentirmi fortunato per essere sopravvissuto a una tale tragedia. La mia gamba è intorpidita e temo che mi venga amputata, come è successo ad altri pazienti. Sento che sto perdendo i sensi e che la morte è vicina.
La mia famiglia ora è lontana, ma i loro ricordi sono più vicini che mai. L’amore che ho ricevuto e che ho dato lo custodisco nel cuore e lo porto con me in ogni momento della giornata.
Alseno Costi
Alseno Costi
Via Colombaia 41, Ventoso
