Classe 4B del Liceo “P. Gobetti” di Scandiano (RE) – 2026
ALVISI
FALARIDE
Nato il 9 febbraio 1915 ad Albinea, Falaride Alvisi proviene da una numerosa famiglia contadina. Il giorno 6 dicembre 1940, Falaride si trova in Albania. Successivamente l’8 settembre 1943, viene trasferito ed internato nel campo di concentramento di Schweinfurt, Germania. Muore il 26 maggio 1944.
Nato il 9 febbraio 1915 ad Albinea, Falaride Alvisi proviene da una numerosa famiglia contadina. Figlio di Luigi Alvisi e Aldina Bolondi, cresce insieme ai tre fratelli Genesio, Amilcare, Ideo e alle tre sorelle Serena, Mafalda e Maria.
Conclusi gli studi, giunti fino alla terza elementare, negli anni successivi si dedica ad intraprendere la carriera militare, diventando così Caporale Maggiore del 56° Battaglione, congedato a Reggio Emilia il 10 agosto 1936.
Il giorno 6 dicembre 1940, Falaride si trova in Albania. Successivamente l’8 settembre 1943, viene trasferito ed internato nel campo di concentramento di Schweinfurt, Germania. L’anno dopo Falaride è colpito da cardiopalmo perdendo in tal modo la vita il 26 maggio 1944. Ad oggi riposa nel cimitero di Homburg nella tomba numero 39, fila 3, riquadro L. Viene ricordato nel monumento dei caduti del Parco della Resistenza di Scandiano.
21/11/1943
Schweinfurt
Caro diario,
mi ricordo ancora il giorno in cui sono stato deportato, il fatidico giorno in cui sono stato strappato via dalla mia famiglia; quella mattina realizzai che non sarei più tornato a casa.
Ero diretto a Schweinfurt.
Il viaggio è stato un tormento, pieno di pensieri e preoccupazioni che non riuscivo ad esprimere a parole.
Quando arrivai in Germania mi sentii subito disorientato ed era una giornata fredda e cupa.
Le giornate sono troppo piene e trovo sempre poco tempo per scrivere quello che mi passa per la testa sopra queste pagine.
Tra poco è ora di cena e ci sarà l’ennesima fetta di pane con una misera porzione di acqua.
Quando troverò tempo mi sfogherò di nuovo con te.
Nacque ad Albinea in un tempo duro.
Nel quindici, tra campi e povertà,
crebbe nel lavoro, umile e puro,
con poche scuole e tanta dignità.
Servì l’esercito con cuore onesto,
Caporale tra uomini con lealtà.
Poi l’arresto lontano un giorno funesto
in Albania nel pieno dell’età.
Portato a forza fino in Germania,
A Schweinfurt visse giorni di dolore,
lontano dalla casa e dalla campagna.
Morì a Maggio, questa è la sua storia,
ma resta il nome inciso con onore
questa pietra rinnova la sua memoria.
Cara mamma,
ti scrivo con il cuore pesante, ma con il bisogno di farti sapere che sono ancora vivo e che penso a te ogni giorno. Mi trovo lontano da casa, molto più lontano di quanto avrei mai immaginato. L’8 settembre 1943, mentre ero in Albania con il mio reparto, sono stato arrestato insieme ad altri compagni. È successo all’improvviso, senza ordini chiari, in un momento di grande confusione. Da quel giorno la mia vita è cambiata.
Dopo l’arresto ci hanno fatti partire su lunghi vagoni, stipati e sorvegliati, fino ad arrivare in Germania, in un campo chiamato Scheinfurt. Qui il tempo sembra fermo e le giornate sono dure. La fame, il freddo e la stanchezza si fanno sentire, ma ciò che pesa di più è la lontananza da te, dalla nostra casa e dalla famiglia. Penso spesso a Scandiano, ai miei fratelli e alle mie sorelle. Ricordo la nostra vita semplice, il lavoro nei campi e i pochi anni di scuola che ho fatto, ma che mi hanno insegnato a scrivere queste righe per non sentirmi solo. Mi aggrappo a questi ricordi per trovare la forza di resistere.
Non so quando potrò tornare, mamma, ma voglio che tu sappia che cerco di restare forte e dignitoso, come mi hai insegnato. Il pensiero di casa è ciò che mi sostiene nelle notti più difficili. Abbi cura di te. Se questa lettera dovesse arrivarti, sappi che tuo figlio non ti ha mai dimenticata e che il suo amore per te è più forte di ogni filo spinato.
Tuo figlio,
Falaride.
Alvisi Falaride
Via Cà Signori, Scandiano
