Studenti e studentesse della Scuola Secondaria di 1° grado “G. Galilei” di Cavriago (RE) – 2026

ANGELO

FONTANESI

Angelo Fontanesi era un un soldato italiano diventato, dopo la sua cattura, un Internato Militare Italiano, IMI, ovvero uno di quei soldati diventati prigionieri dei nazisti e deportati in campi di concentramento.

La Pietra è temporaneamente esposta all’interno del Multiplo di Cavriago in via della Repubblica 23.

Angelo Fontanesi era un un soldato italiano diventato, dopo la sua cattura, un Internato Militare Italiano, IMI, ovvero uno di quei soldati diventati prigionieri dei nazisti e deportati in campi di concentramento.

Dalle informazioni che abbiamo tratto dagli archivi comunali, Angelo era un ragazzo di qua, nato a Quattro Castella il 12 settembre 1912, cresciuto nei paesi di Bibbiano e Cavriago. Suo padre, Ferdinando Fontanesi, faceva l’agricoltore insieme alla moglie Branchetti Valentina.

Angelo, invece, lavorava come casaro a Cavriago; si sposò giovane a Vezzano sul Crostolo, il 28 gennaio 1933, con Cecilia Cucchi con la quale ebbe due figli, un maschio e una femmina: Dante, nato nel 1933 e Anna, nata nel 1936, ancora in vita Dopo poco, però, si trasferirono a Cavriago in Via dei Prati Vecchi 9 e questa fu l’ultima abitazione di Angelo.

Visse entrambe le Grandi Guerre, ma partecipò soltanto a una: la Seconda.

Prima, però, di parlare degli eventi più tragici della sua vita, vorremmo raccontare che persona era Angelo Fontanesi: il modo più semplice per descriverlo è dire che era una persona normale.

Dal foglio matricolare risulta che era alto 1,61 m, aveva una costituzione robusta, capelli castani e lisci, gli occhi marroni separati da un’imponente nasoaquilino, fronte bassa e mento che tendeva al quadrato e la pelle leggermente bruna che sembrava sempre abbronzata. I suoi titoli di studio arrivavano fino alla 3° elementare rendendolo comunque mediamente istruito per l’epoca.

Venne chiamato a svolgere il servizio militare il 2 giugno 1933 come soldato semplice nella fanteria per un anno dopo il quale tornò a casa dalla moglie; venne poi richiamato il 24 marzo 1939 e, ancora una volta, lui tornò a casa; purtroppo, come ricorda il proverbio, non c’è 2 senza 3, e così fu richiamato alle armi ancora una volta il 9 gennaio 1941 all’Isola d’Elba, e questa volta l’Italia era in guerra.

In seguito all’armistizio dell’otto settembre 1943 Angelo Fontanesi si rifiutò di andare a combattere a fianco dei nazisti tedeschi e dei fascisti italiani e preferì la deportazione nel campo di concentramento. Dagli archivi della Croce Rossa di Bad Arolsen sappiamo che venne internato a Moosburg, vicino a Monaco di Baviera nello STAMMLAGER VII A, un immenso campo di prigionia, dove gli venne assegnato il numero 116522 e dove morì il 12 luglio 1944.

Non è chiaro in che circostanze sia morto, ma la documentazione che abbiamo visionato chiarisce che è deceduto a causa di un bombardamento alleato. Dai ricordi familiari emerge che alcuni suoi compagni di prigionia di Bibbiano recuperarono la piastrina con il nome che aveva al collo per portarla a casa dalla famiglia che, appena la ebbe, cercò di recuperare immediatamente la salma; purtroppo per svariati anni Angelo Fontanesi è stato ritenuto disperso proprio, ma i documenti della Croce Rossa Internazionale confermano che i suoi resti riposano in Germania.

Posiamo oggi una pietra d’ inciampo in sua memoria per far sì che venga ricordato anche lui che apparentemente potrebbe sembrare una figura “non di grande interesse” in una storia complessa come quella della Seconda Guerra Mondiale, ma che, come tutte le Piccole Storie, è essenziale per comprendere e raccontare la Grande Storia.

Angelo Fontanesi

Multiplo di Cavriago, via della Repubblica 23, Cavriago
Temporaneamente conservata in teca in attesa della posa.