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Una cosa è studiare e vedere le foto, un’altra è trovarsi fisicamente al posto di tutti le foto che si son viste. È un’esperienza forte – prima di andarci, ci si deve preparare mentalmente, ed è quello che ho provato a fare. Sono riuscita a stare calma durante la visita, fino a quando siamo entrati nel blocco 27, il blocco con la musica, le voci e i video proiettati sui muri. Vedere queste persone vivere come persone normali – come me, come te – mi ha veramente colpito.
Mi trovo in mezzo alla stanza, immobile, a piangere per ogni persona proiettata sui muri.
Vedo mamme che sembrano mia nonna, ragazze che sembrano mia madre, bambine che sembrano me. Ridendo, ballando, giocando… Vivendo.
L’umanità può salvarsi solamente attraverso aiuto e amore collettivo.

Andrea Chiriac, classe 4D, Istituto Filippo Re

Bambine che sembrano me
Nel blocco 27, di fronte ai volti delle persone morte solo perché di origine ebraica.