Istituto Superiore “Silvio d’Arzo”, Montecchio (RE) – 2024

BRUNO

FARRI

Bruno Farri nasce a Montecchio il 10 agosto 1817. Catturato dai tedeschi a Lubiana, muore nello Stalag VIII-A nei pressi di Görlitz il 16 aprile 1944.

Secondo le fonti a nostra disposizione Bruno Farri è il primogenito dei cinque figli (Maria, Ida, Ugo ed Ennio) di Farri Luigi di Castelnovo Sotto, contadino di professione, che muore quando Bruno ha solo 17 anni, e di Poli Emma di Montecchio Emilia. Bruno è nato il 10 agosto 1917 a Montecchio Emilia (RE). Sappiamo che studia fino alla quarta elementare e poi svolge la professione di orefice presso l’oreficeria Bernardi a Reggio Emilia, mentre i suoi fratelli Ugo, Ennio e Ida trovano lavoro presso le Officine Reggiane. Vive con la sua famiglia d’origine, non essendosi mai sposato, prima a San Polo, poi a Reggio Emilia in via Viale 28 Ottobre (oggi Viale Ettore Simonazzi). Viene chiamato per l’addestramento militare nel maggio 1938 e successivamente, con l’entrata in guerra dell’Italia, è richiamato alle armi e mandato nella Venezia Giulia nell’aprile del 1941. Viene catturato l’ 8 settembre 1943 a Lubiana, sul fronte sloveno. Viene internato prima a Torun nello Stalag XX A, poi a Görlitz nello Stalag VIII A e infine a Sagan nello Stalag VIII C, tutti in territorio polacco. Muore di tubercolosi il 16 aprile 1944 alle 10:30 a Görlitz. Viene sepolto nel Cimitero Militare Italiano d’Onore a Varsavia.
Sappiamo che anche i due fratelli Ugo ed Ennio vengono arruolati; Ennio è il primo a tornare a casa, forse congedato essendo il terzo fratello nell’esercito. Al termine della guerra anche Ugo, deportato come IMI, viene liberato. Nel mentre la madre e le sorelle dalla casa di Reggio Emilia, a causa della mancanza di cibo e dei bombardamenti, sfollano a San Polo presso conoscenti.
Il 15 aprile 1944 Ida si sposa a San Polo ignara che suo fratello morirà il giorno seguente.   Venuta a conoscenza della morte di Bruno non festeggerà più l’anniversario del proprio matrimonio, poiché da giorno di festa si è trasformato per lei in un giorno di dolore.
Bruno durante la prigionia scrive varie lettere in cui racconta di essere prigioniero, ma in esse la parola prigioniero viene cancellata dalla censura tedesca e sostituita con il termine internato. In queste lettere Bruno chiede ai familiari di inviargli delle sigarette: non fumando, le avrebbe potute scambiare all’interno del campo. Le lettere e i documenti di morte saranno consegnati al fratello Ennio e successivamente lasciati alla nipote Bruna Lucenti, figlia di Ida, chiamata così in memoria dello zio.

Carteggio impossibile

Ciao Bruna, in questa lettera ti voglio raccontare un po’ di me,
nell’attesa di incontrarti, anche se credo sarà difficile…
Come già sai sono lo zio Bruno, lavoro all’oreficeria Bernardi di Reggio Emilia e mi piace molto il mio mestiere, non vedo l’ora di tornare per poter continuare l’attività. Ho sempre vissuto con mamma e papà fino a che non mi hanno mandato al fronte.
A proposito, come sta la mamma Ida? Sono sicuro che è una bravissima madre e non ti fa mancare nulla. Invece gli altri come se la passano? Mi mancano tutti moltissimo.
Ora ti sto scrivendo dal campo di lavoro di Görlitz, qui l’inverno è gelido e ci fanno lavorare senza sosta, alcuni miei compagni si sono già ammalati…
Ogni giorno lotto pensando a voi, a come è la vita lì a Reggio, lontano da qui, dalla Polonia, dal fronte…scrivere queste lettere è l’unica cosa che mi da forza per andare avanti. Penso spesso a come state e se sentite la mia mancanza, ma non so se sopravviverò, non so se riuscirò mai a incontrarti cara Bruna…
Con questo breve messaggio volevo solo salutarti e dirti di andare avanti sempre a testa alta nella vita, e opporti con coraggio a ciò che pensi sia ingiusto… come nel mio piccolo ho fatto anche io. Purtroppo dobbiamo già salutarci, ma ti prometto che ci vedremo presto.

Con affetto, tuo zio Bruno.

 

Caro zio, è bello leggere le tue parole…
Manchi a tutti moltissimo. Mi sarebbe piaciuto conoscerti, ma purtroppo sei morto in quella mattina del 16 aprile, lì, nel campo di Görlitz, dove hai scritto tutte quelle lettere che lo zio Ennio mi ha lasciato e che rappresentano tutto ciò che mi è rimasto di te.
Questa l’ho ricevuta oggi, e ho deciso di risponderti, anche se tu non potrai mai leggerla. Lo sapevi che la mamma mi ha chiamato così in tuo ricordo? Le sono grata per aver permesso di portarti sempre con me. Non so se te lo hanno detto lassù, ma si è sposata con papà proprio il giorno prima che te ne andassi, e da quando ha saputo della tua morte, ha smesso di festeggiare l’anniversario del matrimonio. Tutti ricordiamo quel giorno con grande tristezza. Mi hanno sempre raccontato della tua grande forza di volontà e resilienza, ma purtroppo quella mattina di primavera il tuo cuore ha smesso di battere, e te ne sei andato portando via una parte di tutti noi. Con questa lettera spero di aver ravvivato il tuo ricordo, almeno un’ultima volta…

Con affetto, tua nipote Bruna.

Come Bruna in questa lettera, tutti noi oggi contribuiamo a rendere vivo il suo ricordo celebrando con questa Pietra d’Inciampo.

Carteggio frutto della creatività degli studenti sulla base delle fonti della ricerca. 

Durante questo progetto ci siamo sentiti toccati spesso dalla storia di Avanti Pergetti e dei suoi compagni partigiani. Abbiamo immaginato come la loro vita fosse difficoltosa e piena di sacrifici, priva di diritti, con la famiglia che era rimasta l’unica fonte di felicità.
Alcuni di noi si sono rivisti nei luoghi citati nei documenti e nelle lettere personali perché li conosciamo. Credo che questo progetto sia stato di forte impatto riguardo alla memoria che ora più che mai serve per non commettere gli stessi errori compiuti nel passato, vista anche la situazione che stanno passando oggi diversi paesi. Teniamo dunque a ringraziare voi per l’attenzione e soprattutto coloro che pur a costo della vita hanno lottato per consegnarci i diritti e le libertà che possediamo oggi.

Messaggio letto dagli studenti durante la posa della Pietra d’Inciampo per Avanti Pergetti

Bruno Farri

viale Ettore Simonazzi 23,
42121 Reggio Emilia