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Avendo affrontato il terzo giorno di questo viaggio infinito, crescono in noi diversi quesiti, forse di più di quando siamo partiti. Perché proprio vero che la maggior parte delle cose vanno viste per poter essere capite meglio, per quanto ciò sia possibile.

Una cosa del genere nemmeno vista di persona può essere capita fino in fondo, un fatto così grave per poter essere davvero compreso in pieno dovrebbe essere vissuto in prima persona.

Siamo entrati all’interno del campo di sterminio di Auschwitz con buoni propositi e con buone intenzioni, le quali principalmente di comprendere come un uomo sia riuscito a commettere un fatto così grave e privo di senso. Ciò ci ha portato a riflettere sulla cattiveria dell’uomo e sull’odio che può provare nei confronti di un altro essere umano, le domande sorte sono molte e non crediamo di riuscire a trovare delle risposte ragionevoli ad un fatto così estremo.

La cosa che ci ha lasciato più segnati da questa giornata è stata sicuramente il silenzio che in questo caso ha parlato meglio di qualsiasi altra parola, il silenzio che faceva più rumore di mille voci, un silenzio di tante persone che purtroppo non sono riuscite a dire la loro e che sono volate via nel vento sotto forma di cenere… COME SE NON CONTASSERO NULLA PER LA SOCIETA’ DI QUEL TEMPO.

“Io chiedo come può l’uomo uccidere un suo fratello eppure siamo milioni in polvere qui nel vento”

Marco Gambarelli, Phoebe Gianferrari, Domenico Bianco, Letizia Graziano – classe 5F, Istituto A. Motti

Buone intenzioni
Un fiore attorcigliato al ferro ai confini del campo di Birkenau.