Chiudo gli occhi e penso:

  • alla desolazione provata guardando veramente e toccando con mano un luogo di distruzione e genocidio, un luogo di non ritorno
  • al terrorismo psicologico, che durante l’olocausto ha segnato profondamente gli adulti e soprattutto i bambini, privandoli dell’innocenza; incredibile è la loro capacità di raccontare con tanta semplicità un’angoscia che parole adulte spesso faticano a descrivere.
  • alla paura, nel vedere concretamente fin dove la crudeltà umana possa spingersi
  • ai “brividi” suscitati dalla realtà delle cose che ci circondano e che segnano il nostro passato, ma soprattutto il nostro futuro
  • ad una realtà inimmaginabile: un mondo esistito e che oggi giorno sembra impossibile ma che forse è più probabile di quanto si possa pensare
  • all’ingiustizia di ieri e oggi: Camminando ad Auschwitz, si realizza che l’ingiustizia di ieri vive ancora oggi, nei volti che ignoriamo e nelle sofferenze che facciamo finta di non vedere.
  • al Soffocamento, una sensazione di cui si è pervasi appena entrati. Un senso di chiusura, che si può provare anche in un posto così vasto, aperto. Il presentimento di sentirsi in pericolo anche circondati dall’immensità della natura. Una realtà incontrollabile, che ti rende impotente
  • alla resilienza: dei sopravvissuti che lottano per rivendicare i caduti
  • alla volontà di aprirsi a questa esperienza, forte e cruda sia mentalmente che fisicamente. Un’apertura mentale necessaria per poterci permettere di crescere come persone e come cittadini.
  • al coinvolgimento: rivivere Auschwitz attraverso binari, le baracche e il filo spinato, immaginando la nostra vita in quell’incubo.
  • alla consapevolezza: delle atrocità che questo campo di sterminio ci impone di ricordare, per evitare che la storia si ripeta. Solo attraverso la memoria possiamo costruire un futuro di umanità e rispetto.
  • all’impotenza: che ci evoca percepire e vedere orrori simili. Sapere di non poter fare altro che struggersi dal dolore, non poter sistemare le cose
  • al senso di colpa: di fonte a un luogo pervaso di dolore e di sofferenza. Perché le testimonianze e le immagini non saranno mai sufficienti per comprendere nella giusta misura le atrocità accadute in quei posti.
  • alla realizzazione: perché attraverso questo percorso, partendo dai banchi di scuola e arrivando fino ai luoghi di cui si legge nei libri, si ha la possibilità di realizzare e comprendere che dietro alle parole, ai numeri, alle date, ai posti… si nascondo milioni di volti, milioni di storie diverse. E ciascun viso, ciascun reperto, narra di una vita unica che è stata portata via da un momento all’altro, come se non fossimo tutti uguali, come se non avessimo tutti il medesimo diritto alla vita.

 

5B Russell di Guastalla

 

La delegazione dell’istituto B. Russell di Guastalla legge i pensieri a occhi chiusi a Birkenau