Sono allucinata da ciò che è successo. Ma mi rendo conto che non è qualcosa che appartiene solo al passato: in forme diverse, continua a succedere anche oggi. Ancora a volte le persone vengono trattate come numeri. Non vengono uccise solo corporalmente: viene tolta loro la dignità, la soggettività. E prima ancora della morte fisica, diventano spiritualmente morte, private della loro unicità.
Visitando Terezín, all’inizio ero distaccata, fredda. Era come se il mio inconscio non volesse accettare che tutto questo fosse davvero accaduto. Camminavo e osservavo, ma senza riuscire a sentire. Poi, durante il percorso, qualcosa è cambiato. A ogni passo non vedevo solo ciò che era stato costruito, ma soprattutto ciò che era stato distrutto: vite, sogni, identità.
In quelle gallerie a Terezín c’era un silenzio assordante. Un memento continuo. Era come percepire il vuoto che tutto questo ha creato dentro l’umanità stessa, nella dignità umana. Non era solo un luogo fisico: era la testimonianza concreta di ciò che accade quando si smette di riconoscere l’altro come persona.
Alla fine del percorso qualcuno mi ha chiesto: “Come stai?”. Ed è lì che sono esplosa. Non riuscivo a parlare senza singhiozzare. Non trovavo le parole per descrivere quello che provavo, anche perché non lo conoscevo fino in fondo neanch’io. C’è una grande differenza tra sapere e vedere. Sapere è astratto, rimane nella mente. Vedere, invece, attraversa il corpo, ti entra dentro e ti costringe a sentire.
Per questo credo che dobbiamo vedere. Dobbiamo confrontarci con ciò che è stato, perché solo così possiamo riconoscere quando certe dinamiche si ripresentano nel presente.
In questo senso, l’arte restituisce dignità alle persone. Ferma il tempo, lo sospende, e permette a chi non c’è più di continuare a esistere nel ricordo. L’arte non cancella l’orrore, ma impedisce che venga inghiottito dall’indifferenza.
Forse sono di parte, ma credo che l’arte esprima e mostri ciò che esiste davvero. Mostra che qualcuno ha visto, ha sentito, ha riconosciuto il valore del singolo soggetto. E nel farlo afferma che ogni vita è unica, che ogni persona merita di essere guardata non come un numero, ma come un volto, una storia, una presenza irripetibile.
Classe 5F Chierici

Il silenzio assordante delle gallerie di Terezin
