Conosci Cracovia? A scuola studiando storia, ho sempre dato per scontato che l’est Europa fosse degradata e arretrata, a causa delle guerre e della sottomissione sovietica. Che dire di Cracovia? Ne sono rimasto colpito, a prima vista è una città con un’architettura variegata, si passa dalle mura e castello medievale a una galleria moderna, passando da un palazzo rinascimentale stile italiano e case popolari dell’era sovietica, senza dimenticarsi della grande quantità di chiese di ogni epoca. È una città d’arte ed ex capitale della Polonia, la città dei re e dei santi polacchi, insomma, una città ricca, c’è poco da girarci attorno.
Città che ti fa innamorare a prima vista, grazie alla sua immensa bellezza, ma quando ho scoperto i suoi scheletri nell’armadio, mi vengono i brividi al solo pensiero di cosa è successo in questa città. A prima vista non si vedono i segni della guerra, perché è l’unica città che non è stata bombardata, però la sua bellezza non può far dimenticare la sua storia a chi ci vive e a chi la visita.
Con questa città ho dei sentimenti contrastanti, come un ossimoro nelle poesie. Passeggiando per il centro di Cracovia, rimanevo innamorato della città, ma allo stesso tempo mi si è gelato il sangue, in particolare davanti a una banca nel ghetto ebraico. Quella banca era un luogo dove venivano lasciati i bambini ebrei mentre i genitori erano impegnati per il lavoro. I bambini venivano uccisi sul momento se venivano visti soli… i bambini al suo interno vennero uccisi tutti un giorno. Ho un senso di disprezzo verso la società, che al posto di ricordare cosa è successo, hanno destinato l’edificio a una banca. La stessa emozione la provo per tutti i palazzi moderni del ghetto ebraico, là dove l’unico ricordo sono la piazza delle sedie e una farmacia, e questo sarebbe abbastanza per ricordare milioni di morti, tra cui 6 milioni di ebrei?
Sempre a Cracovia, leggermente spostata dal centro, troviamo una bellissima collina con un parco, bello, sì, finché il tuo cane non scava e trova delle ossa umane. Ci troviamo al campo di concentramento Plaszow, dove in questi giorni stanno costruendo una memoriale; non lo hanno ancora finito, che gli abitanti del luogo lo hanno imbrattato per protesta. Con che umanità si può rinnegare l’accaduto? E con che coscienza si può vivere con i propri figli in una casa che apparteneva a un generale nazista, invece di renderla un museo?
Spostiamoci dalla città e andiamo in campagna, ma non molto lontano da Cracovia, questo posto lo conosci? Ti do degli indizi: delle rotaie, del filo spinato e una torre… ti dicono qualcosa? Gli indizi disponibili sono solo questi, è rimasto solo questo del campo di sterminio in cui sono morti un milione di persone, ora lo hai riconosciuto? Stiamo parlando di Auschwitz-Birkenau. Di questo museo a cielo aperto è rimasto poco e niente, la grandezza rende l’idea di quanta gente ci stava, con la nebbia e un silenzio assordante che rende tutto più macabro e senti il freddo nelle ossa.
Se si vuole vedere qualcosa di concreto bisogna andare ad Auschwitz 1, sai la scritta “Arbeit macht frei”? Bene, si trova qua. Appena entri, si vedono degli edifici in mattone; a prima vista sembrano delle classiche case dell’est Europa, ma si chiamano blocchi, e il più temuto era il blocco 11, detto il blocco della morte. All’interno di Auschwitz non erano presenti principalmente ebrei, ma per lo più intellettuali polacchi e prigionieri di guerra sovietici. Gli ebrei presenti nel campo erano sottoposti a criminali esperimenti, per esempio testare il gas Zyklon B, poi usato in larga scala nella soluzione finale per gli ebrei a Birkenau. Oggi Auschwitz è un museo e al suo interno sono esposti una piccola parte, ma comunque tonnellate, di oggetti personali di ebrei tra cui: occhiali, valigie, protesi, capelli ecc… Sono esposte foto e video molto forti, che possono urtare la sensibilità di chi guarda ed è giusto metterli in vista, per colpire al meglio i sentimenti dei visitatori, così da far capire di cosa è capace l’essere umano. Purtroppo lo abbiamo scoperto con azioni terribili.
Questo museo è stato creato per insegnamento, per far vedere alle generazioni future la crudeltà di quello che hanno passato le persone, ma a quanto pare non è ancora chiaro cosa è successo. Vedendo le guerre che ci sono tuttora nel mondo, provo disprezzo e rabbia: nel 2024 ci sono ancora giochi di potere e guerre!
Se ho fiducia nell’essere umano? NO! Non abbiamo imparato nulla dalla nostra storia e posso confermare una frase di Albert Einstein: “Due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana”.
Ora che hai letto il mio commento, hai ancora voglia di visitare Cracovia e la Polonia? Deve essere un motivo in più per andarci e visitare sia la città, che i campi e i monumenti. Io ci tornerei più volte e questa storia che conosco mi incentiva a tornarci, sperando che vengano costruiti e accettati altri monumenti per il ricordo.
Nel caso ti avessi convinto ad andarci…Buon viaggio nella città del Drago.

Luca Francia – Classe 5F, Istituto Galvani Iodi

 

Il barbacane di Cracovia, Foto L. Francia

Il barbacane di Cracovia, Foto L. Francia