Auschwitz, 6 marzo 2024

Mattoni, muri, pietre, legna, paglia, foglie, alberi, lampade, letti, camini… e poi?
Il silenzio… tutto sembra normale, nulla fuori dalla quotidianità… eppure…
Paura, angoscia, rabbia, ansia, terrore, tristezza, malinconia, stanchezza… e poi?
Il silenzio…
Un silenzio inquieto, fastidioso, confusionario, tutto apparentemente tace, ma questa quiete ha soffocato sorrisi, abbracci, amori, carezze, sguardi, grida e anime.
Ad Auschwitz abbiamo provato il silenzio, perché si, a volte questo può essere anche un sentimento… lo stesso silenzio che ha dominato milioni di prigionieri che hanno abitato Auschwitz, che li ha obbligati a tacere di fronte agli ordini, alle ingiustizie, alla violenza e alla scelta tra la vita e la morte…
Il silenzio pensiamo sia sinonimo di indifferenza, chi in passato non ha fatto sentire la propria voce, non ha mostrato la propria forza, la propria personalità. Ancora ci domandiamo come sia possibile essere indifferenti alle tragedie del mondo, come sia possibile voltargli le spalle e diventare complici dell’inferno.
Nonostante ciò, il silenzio esiste ancora oggi.
Come possiamo trasformarlo in rumore?
Educare le generazioni crediamo sia l’arma fondamentale, non facendo sentire le persone inferiori, umiliate e senza dignità.
Siamo tutti uguali, non esistono né razze, ne colori. Rispettiamoci per quelli che siamo, da nord a sud, da est a ovest, da bianco a nero.
L’indifferenza uccide, ma l’unione fortifica.

Classe 5H, Istituto Tricolore, Bus 23

 

La 5H del Tricolore durante il momento conclusivo del Viaggio a Birkenau

La 5H del Tricolore durante il momento conclusivo del Viaggio a Birkenau