Uno dei racconti che più mi ha impressionato è il fatto che i deportati venivano deprivati della loro dignità e nonostante il loro sfruttamento dei lavori svolti nei campi, i tedeschi si servivano di ogni elemento dei deportati che poteva essere utile al regime.
Di solito venivano tolti denti d’oro, gioielli e altre ricchezze possedute dai deportati. In questa foto vengono raffigurati sacchi pieni di capelli, dei deportati di Auschwitz, utilizzati per creare materassi ed altri beni.
Questo esempio mi fa capire fino a quanto la crudeltà dell’essere umano si può spingere.
Ritengo questa esperienza estremamente utile, perché come dice Primo Levi è necessario che la memoria dell’olocausto non muoia, ma passi di generazione in generazione: nessuno deve dimenticare le atrocità del sistema nazista e tutti devono riflettere sul pericolo, sempre ricorrente, che i principi del razzismo tornino ad avere il sopravvento e producano di nuovo le barbarie dei lager.

Mattia Vallese – Classe 5F, Istituto Scaruffi

 

La foto che immortala i sacchi con le parti recuperate dagli ebrei morti

La foto che immortala i sacchi con le parti recuperate dagli ebrei morti