Capelli chiari o scuri, scarpe alte o basse. Donna, uomo o bambino.
Segni particolari? Quanti denti hai, ne hai alcuni dorati? Qual è il tuo nome, e il tuo cognome? Quando sei nato e soprattutto da dove vieni?
Tutte domande, informazioni che identificano poche cose di una persona. Una persona non si identifica da quanto è alta , da quanti anni ha o da come si chiama.
Una persona la si identifica per quello che sogna, per le sue ambizioni, per le sue speranze.
Possiamo sembrare diversi per alcuni aspetti, ma siamo tutti esseri umani; seppur diversi siamo uguali.
In questi giorni abbiamo sentito, abbiamo visto e abbiamo vissuto, tutto l’orrore che si è consumato, passo dopo passo.
E questo futuro atroce è stato uguale per molti di loro.
E chi è sopravvissuto cosa ha subito? Com’è riuscito ad andare avanti nella vita nonostante questi traumi? Il problema dei traumi vissuti è che rimangono lì, fermi, immobili, nell’ombra. Tu provi a crearci una vita intorno, ma rimangono lì a ricordarti esattamente tutto ciò che è successo. Tutto ciò che ti ha reso debole e ti ha lasciato impassibile, immobile, fermo. Ti lasciano quell’impossibilità di poter affrontare ciò che rimane della tua vita.
I traumi ti cambiano, ti cambiano nel profondo: non sei più lo stesso, e non lo sarai mai più. Tutto scorre e continua, tutto cambia tranne tu e il tuo passato. E allora abbracci quel trauma e ne fai casa, lo arredi nel migliore dei modi e cerchi di iniziare una nuova esistenza.
Questo è difficile da fare; è difficile per chi è sopravvissuto a tutto questo orrore, a quest’ indifferenza, a quest’odio.
Perché su questi binari hanno viaggiato sogni volati, speranze infrante e vite spezzate. Il pensiero del futuro che ti eri progettato si fermava, soffocato dal buio e dal silenzio che regnava. Voci, parole e speranze non hanno trovato il tempo di vivere, ma solo silenzio. Perché tutto questo? Non so se ci sarà mai una risposta.
Questi sono luoghi che sensibilizzano, anche se è difficile cercare di immedesimarsi. Pensare di essere dispersi ed abbandonati in questa vastità di 200 ettari di campo, di essere nudi al freddo e al gelo, di essere denutriti perché non ti viene dato da mangiare, di nascondere bambini nelle valigie per provarli a salvare, di provare a sorridere nelle foto perché ancora non hai la consapevolezza di ciò che ti succederà; tutto questo è surreale immaginarselo.
L’unico modo per rendersi conto della crudeltà, dell’indifferenza è toccarlo con mano; attraverso testimonianze di sopravvissuti, fonti storiche, racconti e attraverso i disegni dei bambini.
Vivere quest’esperienza in prima persona, attraverso i racconti di chi ha avuto il coraggio di raccontare ciò che è stato, accompagnandoci verso la strada della consapevolezza di quanto ci si possa spingere oltre la crudeltà umana, è un privilegio unico.
Oggi, tutti noi, siamo testimoni e siamo la voce di chi purtroppo non ce l’ha più.
A 80 anni dalla liberazione e dalla fine della guerra, impareremo mai quello che la storia ci ha insegnato?
Forse non del tutto, perché nel 2025 siamo ancora circondati dall’odio, dalla criminalità, dalla crudeltà, dall’indifferenza verso il prossimo, oggi come ieri.
Segni particolari? Quanti denti hai, ne hai alcuni dorati? Qual è il tuo nome, e il tuo cognome? Quando sei nato e soprattutto da dove vieni?
Tutte domande, informazioni che identificano poche cose di una persona. Una persona non si identifica da quanto è alta , da quanti anni ha o da come si chiama.
Una persona la si identifica per quello che sogna, per le sue ambizioni, per le sue speranze.
Possiamo sembrare diversi per alcuni aspetti, ma siamo tutti esseri umani; seppur diversi siamo uguali.
In questi giorni abbiamo sentito, abbiamo visto e abbiamo vissuto, tutto l’orrore che si è consumato, passo dopo passo.
E questo futuro atroce è stato uguale per molti di loro.
E chi è sopravvissuto cosa ha subito? Com’è riuscito ad andare avanti nella vita nonostante questi traumi? Il problema dei traumi vissuti è che rimangono lì, fermi, immobili, nell’ombra. Tu provi a crearci una vita intorno, ma rimangono lì a ricordarti esattamente tutto ciò che è successo. Tutto ciò che ti ha reso debole e ti ha lasciato impassibile, immobile, fermo. Ti lasciano quell’impossibilità di poter affrontare ciò che rimane della tua vita.
I traumi ti cambiano, ti cambiano nel profondo: non sei più lo stesso, e non lo sarai mai più. Tutto scorre e continua, tutto cambia tranne tu e il tuo passato. E allora abbracci quel trauma e ne fai casa, lo arredi nel migliore dei modi e cerchi di iniziare una nuova esistenza.
Questo è difficile da fare; è difficile per chi è sopravvissuto a tutto questo orrore, a quest’ indifferenza, a quest’odio.
Perché su questi binari hanno viaggiato sogni volati, speranze infrante e vite spezzate. Il pensiero del futuro che ti eri progettato si fermava, soffocato dal buio e dal silenzio che regnava. Voci, parole e speranze non hanno trovato il tempo di vivere, ma solo silenzio. Perché tutto questo? Non so se ci sarà mai una risposta.
Questi sono luoghi che sensibilizzano, anche se è difficile cercare di immedesimarsi. Pensare di essere dispersi ed abbandonati in questa vastità di 200 ettari di campo, di essere nudi al freddo e al gelo, di essere denutriti perché non ti viene dato da mangiare, di nascondere bambini nelle valigie per provarli a salvare, di provare a sorridere nelle foto perché ancora non hai la consapevolezza di ciò che ti succederà; tutto questo è surreale immaginarselo.
L’unico modo per rendersi conto della crudeltà, dell’indifferenza è toccarlo con mano; attraverso testimonianze di sopravvissuti, fonti storiche, racconti e attraverso i disegni dei bambini.
Vivere quest’esperienza in prima persona, attraverso i racconti di chi ha avuto il coraggio di raccontare ciò che è stato, accompagnandoci verso la strada della consapevolezza di quanto ci si possa spingere oltre la crudeltà umana, è un privilegio unico.
Oggi, tutti noi, siamo testimoni e siamo la voce di chi purtroppo non ce l’ha più.
A 80 anni dalla liberazione e dalla fine della guerra, impareremo mai quello che la storia ci ha insegnato?
Forse non del tutto, perché nel 2025 siamo ancora circondati dall’odio, dalla criminalità, dalla crudeltà, dall’indifferenza verso il prossimo, oggi come ieri.
Lara Canossa – gruppo privati

Uno dei disegni del memoriale di Auschwitz visibili durante la visita
