Auschwitz I. Un corridoio pieno di scatti. Fino al 1943, ogni nuovo prigioniero era fotografato e oggi li vediamo tutti uniti alle date di nascita, di deportazione e di morte. Tutti uguali: tutti rasati, tutti con lo stesso pigiama a righe, tutti con gli occhi pieni di terrore e di domande. “Perché?” “Cosa ho fatto di male?”.
Un ragazzo di ventidue anni dovrebbe studiare, viaggiare, uscire con gli amici, vivere. Un signore di cinquanta dovrebbe godersi i suoi nipotini, vivere.
Una donna di quarantatré dovrebbe essere libera, vivere. Se tutti gli uomini hanno il diritto di vivere, perché a loro è stato strappato?
Il piano nazista era intriso di razionalità e se ne parla, ma vederlo è diverso.
La simmetria, l’ordine, il rigore nell’organizzazione del campo viste dalla torre di controllo all’ingresso toglie le parole e suscita in noi una domanda in particolare: perché impiegare così tanto impegno, tempo, energia per sterminare i propri simili? Un piano così curato da trovare soluzioni a problemi non ancora sorti: il campo era assicurato, c’erano vasche d’acqua per eventuali incendi, con tanto di vigili del fuoco.
E poi il male che ha ideato questo piano, portato avanti il progetto e causato questo sterminio, era banale, come sostiene Hannah Arendt, o radicale?

Classe 5E, Istituto Gobetti

 

Auschwitz Birkenau, Foto Istoreco

Auschwitz Birkenau, Foto Istoreco