5S e 5T Istituto Superiore “Nelson Mandela”, Castelnovo ne’ Monti (RE) – 2024
DOMENICO
GIANSOLDATI
Domenico Giansoldati, nato a Rosano di Vetto il 16 dicembre 1923, da uomo libero si è trovato rapidamente ad essere un prigioniero civile di guerra. Fu catturato nel ‘44 e deportato nel campo di Kahla in Germania, dove morì pochi giorni dopo il suo compleanno.
Mario Domenico Giansoldati nasce a Rosano il 16 dicembre 1923 da una famiglia contadina, ma nonostante le umili origini sapeva leggere e scrivere. Domenico ha avuto una vita abbastanza movimentata: combattè in Russia, riuscì a tornare a casa vivo e dopo la leva si arruolò nei carabinieri; questo ci permette di avere molte informazioni per ricostruire la sua storia, nonostante i numerosi documenti distrutti e bruciati dai tedeschi quando le armate alleate, loro nemiche, si stavano avvicinando.
Vi furono svariati rastrellamenti e Domenico venne catturato durante uno di questi, a Vetto nel 1944, mentre provava a raggiungere i partigiani.
Successivamente venne deportato nel campo di concentramento di Kahla, in Germania nella Turingia, dove morì il 22 dicembre 1944 a 21 anni; solo l’8 Marzo del 1951 la famiglia ricevette l’atto di morte. L’opportunità di partecipare a questi incontri e poter conoscere la storia di Mario Domenico è stata importante per capire meglio la parte di storia che studiamo, ma non abbiamo vissuto in prima persona, e scoprire tutte le ricerche che vi sono dietro ogni singola pietra d’inciampo è stato davvero interessante e ci ha fatto riflettere su quanto è importante per le famiglie delle vittime poter conoscere la storia dei propri cari.
Gli studenti della 5F dell’IS “Nelson Mandela”
Nella vita capita a chiunque di “inciampare” e di commettere errori che conducono a situazioni sgradevoli, di questo ne siamo responsabili solo noi. Invece altre volte veniamo catapultati in brutte situazioni solo perché qualcun altro ha deciso per noi.
È questo il caso di Domenico Giansoldati, un ragazzo della nostra età, che, come noi, viveva la sua vita cercando di costruire il proprio futuro, ma qualcuno glielo ha strappato. In quel periodo di guerra li chiamavamo alleati, poi ci siamo resi conto che anche noi eravamo loro prede. Una testimonianza lampante di ciò è stata quella di Domenico Giansoldati, che da uomo libero si è trovato rapidamente ad essere un prigioniero civile di guerra.
Fu catturato nel ‘44 e deportato nel campo di Kahla in Germania, dove morì pochi giorni dopo il suo compleanno. Ciò che ci fa riflettere molto è che Domenico aveva la nostra età. Al giorno d’oggi pensare una cosa del genere ci sembra surreale, le azioni commesse erano barbarie inconcepibili. Al posto di Domenico avremmo potuto esserci noi. Ancora oggi nel mondo esistono situazioni analoghe, anche se diciamo sempre che bisogna fare di tutto perché non accadano più, che bisogna non dimenticare quello che in passato è accaduto per non rifare gli stessi errori. Purtroppo non possiamo cambiare il passato, ma sicuramente creare un futuro migliore, con l’impegno di tutti.
La giornata della Memoria e le pietre d’inciampo ci aiutano a non dimenticare.
Gli studenti della 5F e 5T dell’IS “Nelson Mandela”
Domenico Giansoldati
Rosano
42020 Vetto