3A Scuola secondaria di primo grado “Andrea Balletti” di Quattro Castella (RE) – 2025

DOMENICO

MONTANARI

Domenico Montanari, era figlio di una nota famiglia di contadini castellesi, a soli 19 anni intraprese la carriera militare che lo portò a partecipare a missioni anche in Africa e in Albania. Qui fu catturato dai nazisti e tradotto nel campo di concentramento di Mindstedt dove a soli 30 anni, nel 1943, morì prigioniero.

Scritto frutto della creatività degli studenti basandosi su fonti documentate
3 ottobre 1943 – Campo di concentramento di Sandbostel, Germania

Uno dei tanti caporali, come ogni mattina, mi sveglia in modo brusco accompagnato dalle incessanti grida dei prigionieri nel campo. Mi alzo sovrastato dalla stanchezza, dallo sfinimento fisico e psicologico. Le mie scelte mi hanno portato a questo, ma come si può essere così crudeli da condannare vite innocenti? Sento in me un deterioramento delle forze, dato dalla febbre. Sono consapevole che non guarirò però, d’altro canto, non mi pento delle mie decisioni passate. Sono partito dall’Italia il 9 settembre 1943 ed ora mi ritrovo qui, nel campo di concentramento di Sandbostel, in Germania. Mi piacerebbe tanto sapere come sta la mia famiglia. Vorrei tornare a casa e riabbracciare i miei genitori, i miei fratelli e le mie sorelle. Non ricordo nemmeno più l’ultima volta che li ho visti. Sono stato portato in Africa, in Albania ma l’ultimo congedo risale al 7 gennaio del 1941, ben due anni e mezzo fa.

Di tutti questi anni passati lontano da casa il momento che mi ha colpito di più è stato il periodo in Africa. Per arrivare a Mogadiscio, capitale della così detta “Somalia italiana” ho trascorso quasi un mese sul piroscafo. E’ stato molto toccante vivere, anche se per poco, nella povertà di quei luoghi ed amaro scoprire che, invece di portare aiuto, il nostro paese portava avanti una conquista ingiusta e sanguinosa di quei popoli. Di lì a poco mi sono ammalato di malaria e sono stato ricoverato nell’ospedale militare di Napoli, poi a Bologna.
Di tutti questi anni passati lontano da casa il momento che mi ha colpito di più è stato il periodo in Africa. Per arrivare a Mogadiscio, capitale della così detta “Somalia italiana” ho trascorso quasi un mese sul piroscafo. E’ stato molto toccante vivere, anche se per poco, nella povertà di quei luoghi ed amaro scoprire che, invece di portare aiuto, il nostro paese portava avanti una conquista ingiusta e sanguinosa di quei popoli. Di lì a poco mi sono ammalato di malaria e sono stato ricoverato nell’ospedale militare di Napoli, poi a Bologna.

Sento il vento che mi sfiora i capelli mentre sono seduto di nascosto, dietro la baracca del campo, a mangiare la piccola razione di pane che mi è consentita e a scrivere queste poche righe per non dimenticare chi sono. L’aria fresca mi ricorda il mio secondo viaggio per mare.  Il 27 marzo del 1944 mi ritrovai di nuovo su un piroscafo, questa volta la meta era Valona, in Albania.  Il Duce aveva deciso che l’Italia fascista doveva continuare ad espandersi e a dimostrare al mondo intero la sua forza attraverso guerre di conquista e di sottomissione di popoli, sacrificando i suoi soldati ed i suoi cittadini senza alcuno scrupolo. I miei compagni, tutti contadini o braccianti che avevano dovuto lasciare terra e famiglie, non potevano non condividere con me l’insensatezza di questa guerra.

Questa volta il viaggio in nave fu molto più corto, durò solo un giorno, ma la distanza dal mio successivo ricovero per curare la malaria che mi distruggeva fu molto più lungo. Trascorsero cinque mesi di sofferenza, durante i quali temetti di non sopravvivere e mi chiesi più volte se questa guerra fosse durata ancora a lungo. L’unico sollievo erano le lettere che arrivavano da casa, dai miei fratelli Fernando, Mafalda e da tutti gli altri. A queste rispondevo cercando di rassicurare sulle mie condizioni e di evitare gli interventi della censura. Il periodo in Albania mi parve difficile ma non sapevo ancora che il peggio sarebbe arrivato proprio nel momento che doveva essere il più felice, all’annuncio della fine della guerra. La mattina dell’8 settembre del 1943 stavo finendo di pranzare quando una voce alla radio, la voce del maresciallo Badoglio, annunciò con fermezza all’Italia intera la firma dell’armistizio con gli angloamericani che stavano risalendo la Penisola. Il mio pensiero corse subito alla presenza dei tedeschi ed un brivido mi percorse il corpo: stava forse per finire la guerra oppure sarebbe iniziata l’ennesima dittatura? Sicuramente una cosa mi era chiara: se ci fosse stata un’altra guerra io non vi avrei partecipato.

Uno alla volta i miei compagni furono costretti dai tedeschi a compiere una dura scelta: continuare a sostenere il fascismo e la guerra o non farlo, consapevoli di andare contro alla morte? Quando arrivò il mio turno sapevo già cosa avrei risposto ma quando mi trovai davanti al comandante la mia paura era così forte che non riuscivo a parlare. Le mie gambe si bloccarono e la mia bocca faticava ad aprirsi ma il mio cuore intanto mi gridava quel “no” che infine pronunciai con orgoglio. Dentro di me sapevo già cosa mi stava aspettando: da quel giorno la mia vita cambiò totalmente: sarei diventato un Internato militare.

Caro diario, la guerra trasforma le persone in mostri, tira fuori da esse la loro parte peggiore. Per diversi anni gli italiani hanno vissuto sulla loro pelle la guerra, vittime della mentalità bellica e violenta che mi ha fatto arrivare fin qua. Ho scoperto con gli anni che la verità della guerra si cela nelle sofferenze dei civili, che devono subire le sue atrocità ogni giorno. Ora che ne ho capito il senso profondo, che ho compreso, perché ho visto con i miei occhi, i danni della guerra su un soldato, su una donna, su un bambino, su di me, so cosa fare: parlerò, per il resto della mia esistenza, per tutti coloro che con coraggio hanno saputo dire di no all’ingiustizia, alla dittatura ed alla violenza; che hanno compiuto una scelta di libertà sulla quale spero si possa costruire il mondo di domani.
Domenico Montanari

Domenico Montanari

via Giotto 5, Quattro Castella