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Siamo stati portati in visita nel campo di concentramento di Auschwitz e ci è stata data la
possibilità di visitare luoghi e di ascoltare in maniera approfondita la storia di una comunità
come quella degli Ebrei che, sin da sempre, hanno subito maltrattamenti ingiusti e senza
alcun senso. Non dimentichiamo che sin dal Medioevo venivano perseguitati e venivano
brutalmente uccisi perché accusati di essere la causa della diffusione della peste. Sono
sempre stati il capro espiatorio perfetto.

Abbiamo camminato su strade in cui migliaia di persone venivano separate dalle loro
famiglie, venivano portati in un luogo dove l’unica via d’uscita era la morte.
Abbiamo visitato un luogo in cui molte persone, soprattutto gli ebrei, sono state ridotte in
una condizione peggiore della schiavitù. Queste persone venivano sottoposte a lavori
pesanti, privati della propria dignità e della propria vita, venivano privati dei bisogni più
elementari (come quello di andare in bagno se non per due volte al giorno per un tempo
limitato) e privati della loro intimità. Non erano considerati come persone, ma come pezzi
che al posto di un nome avevano un codice tatuato sulla pelle che serviva ad identificarli.

E’ stato molto suggestivo ascoltare l’intera storia e venire a contatto con la loro realtà, una
realtà infernale. Molti bambini venivano usati e sfruttati non solo per lavorare, ma anche
per esperimenti che servivano ai nazisti per migliorare la razza che era per loro perfetta, la
razza ariana.

Questa visita ci ha fatto capire che anche oggi, anche se non succedono cose così orribili,
viviamo in una società pieni di pregiudizi e preconcetti, dove ognuno di noi ha un’etichetta.
Gli Ebrei non venivano “giustiziati” perché erano criminali, ma perché sotto alcuni aspetti
potevano risultare migliori della razza ariana e l’invidia nei loro confronti era molto
presente.

Nel nostro Paese attualmente ci sono molti flussi migratori di cui noi italiani spesso ci
lamentiamo ed estendiamo a tutte queste persone aggettivi cattivi e di disprezzo, senza
conoscere come effettivamente sono umanamente queste persone. Sono cose come
queste che hanno portato allo sterminio ordinato dal partito Nazista, dove il disprezzo nei
confronti della comunità ebraica non era dato dalla conoscenza di queste persone, ma dal
pregiudizio che si aveva nei loro confronti.

All’ingresso di uno dei blocchi che abbiamo visitato, abbiamo visto una frase di George
Santayana che ci ha colpito molto: “Coloro che non ricordano il passato sono condannati a
ripeterlo.”. Noi siamo d’accordo, perché la storia bisogna conoscerla, bisogna studiarla,
ma non bisogna in alcun modo emularla. Gli eventi del passato, gli errori commessi da
persone esaltate, persone che avevano ideologie sbagliate, non si devono ripetere.
Ci riteniamo, inoltre, fortunati perché oltre a visitare questi luoghi, abbiamo avuto la
possibilità di ascoltare le testimonianze di persone sopravvissute che ci hanno raccontato
come si sono sentite e cosa provano oggi dopo anni. Questa cosa è per noi una fortuna
perché non essendo immortali le generazioni future questa possibilità non l’avranno. E’
molto importante conservare questi luoghi e non demolirli per dimenticare, ma ricostruirli
per ricordare.

Vorremmo ringraziare Istoreco per averci dato questa possibilità, ma soprattutto vorremmo
ringraziare il signor Piero Teraccina e la signora Liliana Del Monte per averci fatto
conoscere le loro storie.

 

Classe 5° D Istituto Motti
Elaborato di: Peter Ancell, Martina Mazzieri, Anna Procopio, Alessia Omanovic, Federico Caroso, Laura Guidetti, Federica Capasso

Ebrei: capro espiatorio perfetto nei secoli
La quinta D del Motti legge il proprio elaborato davanti ai compagni di viaggio