Istituto Superiore “Silvio D’Arzo”, Montecchio (RE) – 2024

ENNIO

TAGLIAVINI

Ennio Tagliavini nasce il 15 settembre 1915, a Montecchio Emilia, nella frazione Costa Bassa, da una famiglia di condizioni umili. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 viene catturato e internato nello Stalag XIII-D, dove è costretto ai lavori forzati. Il 20 dicembre dell’anno successivo si spegne a causa della tubercolosi all’ospedale di Nürnberg-Langwasser.                         

Ennio Tagliavini nasce il 15 settembre 1915, a Montecchio Emilia, nella frazione Costa Bassa, da una famiglia di condizioni umili: il padre Giovanni Battista Tagliavini è “giornaliere”, ovvero un bracciante che lavora a giornata, mentre la madre Marianna Zanichelli è casalinga. La famiglia Tagliavini è composta anche dai fratelli Luigi e Oreste. Ennio frequenta la scuola fino alla quarta elementare; successivamente lavora come bracciante. Il 26 marzo 1940 riceve la sua chiamata alle armi: da questo momento combatte come soldato nel secondo reggimento Granatieri. Dopo l’armistizio dell’ 8 settembre 1943 viene catturato e internato nello Stalag XIII D dove è costretto ai lavori forzati.Il 20 dicembre dell’anno successivo si spegne a causa della tubercolosi all’ospedale di Nürnberg-Langwasser. Inizialmente viene sepolto nel cimitero di Norimberga; in un secondo momento viene spostato nel cimitero Militare Italiano d’Onore a Francoforte Sul Meno (Riquadro C-Fila /-Tomba 41).

Un nome da ricordare

Ennio: “Nonno, guarda! Perché qui per terra c’è scritto il mio nome?”
Nonno: “E’ il nome di un ragazzo che si chiamava come te che ha combattuto per una guerra terribile, che ha toccato tutto il mondo tanti anni fa”.
Ennio: “Ma chi era? Perché il suo nome è proprio qua?”
Nonno: “Tagliavini Ennio. Ora che mi ci fai pensare ne ho sentito parlare in paese, sai certe cose non si dimenticano. Ecco perché leggi qui il tuo nome, è un simbolo per ricordarlo”.
Ennio: “Cosa ti hanno raccontato?”
Nonno: “In paese tutti ne hanno sempre parlato molto bene, come un ragazzo semplice, che nonostante l’umiltà della famiglia ha potuto studiare”.
Ennio: “Cosa ha studiato? Che lavoro voleva fare?”
Nonno: “Ai tempi in pochi riuscivano a portare avanti i loro studi, magari chi abitava in città… per un paesino di campagna come era il nostro solitamente si imparava a leggere e scrivere alle elementari per andare subito a lavorare. Infatti Ennio ha frequentato la scuola solo fino alla quarta elementare, poi grazie alla sua forza strabiliante si è occupato del lavoro della terra”.
Ennio: “E cosa è successo poi? Perché è dovuto andare in guerra?”
Nonno: “L’Italia è entrata in guerra, ed Ennio è stato chiamato a combattere nella primavera del ‘40. Ha lasciato la madre, i due fratelli minori e il padre, che lavorava come giornaliere”.
Ennio: “Non li ha più visti?”
Nonno: “Mi pare di no. Era così giovane che non ha potuto nemmeno avere una famiglia come aveva sempre sognato. Vedi che qui c’è una data incisa?”
Ennio : “Sì, 20 dicembre 1944.”
Nonno: “Ecco questa indica il giorno in cui si è spento, probabilmente di tubercolosi in Germania, dove l’anno precedente era stato deportato”.
Ennio: “Deportato? Chi l’ha catturato? Perché?”
Nonno: “E’ stato catturato perché l’Italia ha deciso di arrendersi l’8 settembre 1943 quindi i tedeschi da alleati diventarono nostri nemici. Nessun soldato sapeva più cosa fare, se schierarsi dalla parte di chi fino al giorno prima era stato al loro fianco o opporsi. Ma Ennio, fermo sulle sue posizioni, si è rifiutato di continuare a combattere con i tedeschi, anche se questo gli è costato la prigionia in un campo di lavoro in Germania”.
Ennio: “Perché lavorava se era in prigione?”
Nonno: “Tutti coloro che come Ennio hanno continuato a lottare per gli stessi valori che li hanno spinti a combattere erano controllati dai tedeschi in questo modo: le loro forze venivano sfruttate fino al cedimento. Purtroppo anche Ennio si è ammalato in uno di questi campi”.
Ennio: “Nonno secondo te ha fatto la scelta giusta?”
Nonno: “Altroché! Non si è lasciato condizionare da promesse di salvezza e di una vita migliore, non è stato egoista ma è rimasto fedele ai suoi ideali”.

 

Ennio Tagliavini

via Felice Cavallotti 4

42027 Montecchio Emilia RE