Il viaggio della memoria è stato per noi uno spunto di riflessione davvero importante. Abbiamo riassunto con delle parole significative il valore di questa esperienza dopo aver visitato dal vivo i luoghi dove sono avvenuti i fatti riguardanti lo sterminio nazista.

 

TESTIMONIANZE

Le testimonianze sono state il mezzo fondamentale di questo viaggio, l’unico modo per comprendere davvero ciò che è accaduto.

Non ci siamo limitati a osservare spazi e strutture: abbiamo ascoltato voci e racconti di esperti che ci hanno guidato in un percorso di consapevolezza e riflessione.

A Terezín, nella Fortezza Piccola, le celle spoglie e oppressive non sono solo una fonte storica, ma un silenzioso appello a non dimenticare. Ogni muro e ogni corridoio sembrano custodire le storie di chi vi è stato rinchiuso.

Anche le immagini diventano testimonianza. Penso ai disegni di Helga Weissová: a soli undici anni riuscì a immortalare, con semplici schizzi dalla finestra del dormitorio, la dura e crudele quotidianità del ghetto. Le sue opere non sono solo arte, ma frammenti di memoria vissuta.

Sempre a Terezín, il regista Kurt Gerron girò un documentario di propaganda per nascondere le brutalità e mostrare una realtà falsata. È una testimonianza manipolata che ci ricorda quanto sia fondamentale distinguere tra verità e finzione, e quanto la memoria vada custodita con responsabilità.

 

COLLABORAZIONISMO

Gli episodi che ci hanno colpito sono diversi.

Innanzitutto, partendo da Terezin, ci è rimasta impressa la casa familiare di Jöckel (gerarca nazista) a pieno contatto con le atrocità commesse nel campo.

Date le numerose fucilazioni che avvenivano ogni giorno figli e mogli erano continuamente sottoposti a rumori di spari, ma nonostante questo non avevano problemi a vivere lì, con le finestre delle case che si affacciavano sulla forca.

Potremmo considerare collaborazionismo anche il fatto che a pochi metri da Sonnenstein vivessero numerosi cittadini che nonostante il costante fumo nero che usciva dal camino, i terribili odori e le ceneri nell’aria, non si facevano domande e continuavano a vivere la loro vita serenamente.

Il caso più eclatante però è il coinvolgimento degli ebrei in mansioni che li portavano ad andare contro i loro stessi compagni e ideali.

Un altro esempio fu il regista Kurt Gerron (poi ucciso) costretto a girare un film di propaganda nazista che convincesse tutti che Terezin fosse una meta paradisiaca per gli ebrei.

Ciò che però ci sconvolge di più sono gli ebrei messi a capo dell’autogoverno di Terezin, che avevano il compito di tradire i loro compagni decidendo quali mandare a morte.

Possiamo quindi affermare che queste persone erano pienamente coinvolte in una collaborazione con i nazisti per far funzionare tutto il sistema.

 

DISUMANIZZAZIONE

Riteniamo sia opportuno tenere a mente che grazie alle visite tenute a Terezin e a Pirna, in particolare a Sonnenstein siamo entrati a stretto contatto con uno dei centri dove venivano ricoverati i pazienti considerati malati dalla Germania nazionalsocialista: erano Infatti i medici di famiglia che consigliavano di recarsi in questi luoghi prendendo parte in maniera attiva alla volontà nazista.

La scarsa igiene e le condizione precarie a cui erano sottoposti i detenuti della fortezza minore dei Terezin contribuivano alla diffusione di malattie mortali quali tifo e tubercolosi. Nella fortezza grande le vie non assumevano un nome, ma numeri, rendendo il paese un insieme di settori. Il crematorio di Terezin ci ha mostrato un ambiente che non rispettava il volere della cultura ebraica, in quanto la cremazione non ne fa parte. Così facendo le ceneri venivano spesso mischiate o gettate nei fiumi.

 

CONOSCENZA

Qual è il valore della conoscenza? La conoscenza è lo strumento che ci permette di non cadere in inganno, di prendere le decisioni per noi stessi mi anche per gli altri. Nel passato la disinformazione è ciò che ha consentito al nazismo di commettere crimini atroci, infatti chi non era a conoscenza di quello che la Germania stava facendo non aveva la possibilità di agire. Ora invece sappiano nel dettaglio come i nazisti hanno potuto ottenere tale risultato. Abbiamo la possibilità di informarci in molti modi, sia riguardo ai fatti passati che a quelli di attualità. Conoscerete per sé stessi è importante tanto quanto la diffusione di questa conoscenza con chi non può informarsi o non si impegna per farlo. L’ignoranza è stata la base della realizzazione del genocidio della seconda guerra mondiale. In questi giorni abbiamo avuto la possibilità di ampliare la nostra conoscenza riguardo alla Shoah anche grazie alla pietra d’inciampo di Petr Ginz, ragazzo ebreo delle straordinarie doti letterarie che come tanti altri della sua età ha passato gli ultimi mesi della sua vita nel campo di Terezin per poi essere deportato e ucciso ad Auschwitz. Conoscere la sua storia e quella di tanti altri è fondamentale per rinnovare la memoria delle vittime e imparare dalla storia. Diffondere la conoscenza agli altri e alle generazioni future per permettergli di riconoscere segnalibri premonitori è il primo passo per evitare che una tale tragedia si ripeta. Ma ciò non basta, perché la conoscenza deve essere usata tramite il pensiero critico in nome della consapevolezza.

 

CONSAPEVOLEZZA

Essere consapevoli vuol dire non solo essere a conoscenza dei fatti ma essere coscienti di ciò che accade e delle possibili conseguenze ha Sonnestein i medici e i civili erano a conoscenza di ciò che stava accadendo ma non hanno agito per ostacolare questo male. Al contrario il cardinale cattolico von Galen, una volta venuto a conoscenza dei fatti, scrisse una lettera nella quale rifletteva sulla deriva distruttiva che l’aktion T4 poteva prendere. Questa riflessione sulle possibili conseguenze, ci permette di capire che lui era consapevole. La mancanza di consapevolezza rendeva possibili inganni utilizzati dai nazisti per celare le loro azioni. Per esempio, Rossel, che nei suoi rapporti sulle visite di luoghi tra cui Terezìn e Auschwitz scrive unicamente ciò che vede senza mettere in dubbio la versione dei nazisti e senza indagare più a fondo una verità male celata.

 

RESPONSABILITÀ

È il punto in cui la nostra coscienza incontra il destino di tutti. In questo viaggio abbiamo imparato che se rinunciamo a scegliere, qualcuno lo farà per noi e l’orrore diventa possibile.

L’abbiamo capito visitando Sonnenstein, il centro dove i medici decidevano chi fosse “degno” di vivere e chi no. Lì è nato il sistema di sterminio poi usato nei lager. Quei medici hanno tradito il loro compito di curare per diventare esecutori, dimostrando che non ci si può nascondere dietro un ordine: la decisione finale resta sempre della persona.

Questa colpa dei singoli è diventata poi responsabilità collettiva. Molta gente ha scelto il silenzio e il “non voler vedere” per stare tranquilla, normalizzando l’orrore. Anche molti governi sapevano e non sono intervenuti. Tutto questo ci insegna che, ancora oggi, l’indifferenza è una forma di complicità.

Vi lasciamo con le parole della predica del vescovo Von Galen, che nel 1941 ebbe il coraggio di denunciare tutto questo:

“Hai tu, ho io il diritto alla vita solo finché siamo ritenuti produttivi da altri? Guai a tutti noi quando saremo vecchi e decrepiti. Guai agli invalidi che nel processo produttivo hanno impiegato ossa sane e le hanno perse. Guai ai soldati, che tornano in patria mutilati e invalidi. Chi è al sicuro nella sua vita?”

5L Zanelli

 

I disegni dei bimbi della fortezza di Terezin