Mi chiamo Chiara e questo è il racconto del mio ultimo viaggio d’istruzione a Praga, prima della maturità. Questa settimana è stata una vera e propria esperienza memorabile e sento il bisogno di dedicarle qualche riga per fissare i ricordi e condividere le emozioni che ho provato.
Praga non è stata soltanto una meta turistica o didattica, ma un autentico assaggio di realtà. Mi sono affacciata su un’altra parte del mondo, ho provato piatti nuovi e, circondata dalla bellezza della città, non sapevo davvero da che parte guardare per prima.
Le visite legate al viaggio della memoria, che rappresentavano il cuore della gita, sono state le più intense ed emozionanti, persino più del tour della città, perché più profonde e personali. Ci sono alcuni momenti che ancora oggi mi fanno venire la pelle d’oca: la sinagoga del Ghetto ebraico, con i muri ricoperti dai nomi delle vittime; la ricostruzione della mansarda in cui un gruppo di ebrei si nascondeva; e soprattutto il campo di Terezín, che è stato il luogo più impattante di tutti. Le immagini che avevo davanti agli occhi (e.g. i letti, gli spazi di fucilazione, le stanze) erano accompagnate da racconti ancora più crudeli, come il caso paradossale di un sacrestano che durante la settimana massacrava uomini e alla domenica andava in Chiesa in bicicletta. Questo fa riflettere su quanto ormai il male era perpetrato nell’anima di persone comuni che si identificavano negli eroi.
Ho camminato in luoghi che un tempo sono stati segnati da uno dei più grandi mali della storia dell’umanità e che oggi ne custodiscono la memoria. Passare accanto a fosse comuni, dove riposano persone che un tempo vivevano una felicità simile alla mia, mi ha spinta a una riflessione profonda. Ho avuto la sensazione che qualcosa, dentro di me, fosse cambiato: ho iniziato a guardare con più attenzione ciò che ho e a vergognarmi delle volte in cui ho preteso sempre di più, senza apprezzare abbastanza.
Questa esperienza mi ha fatto capire quanto sia importante osservare il mondo con occhi diversi, prestare attenzione al prossimo e alla realtà che mi circonda, perché ne faccio parte e perché il presente è fragile. Non voglio adagiarmi sugli allori, ma impegnarmi a dare il massimo per costruire la felicità che desidero, anche in nome di chi non ha avuto la mia stessa opportunità.
Credo che sia responsabilità della nostra generazione fare in modo che la storia non venga dimenticata, non solo per la memoria delle vittime, ma anche per comprendere quella dei carnefici. Riflettere sulla banalità del male, come affermava Hannah Arendt, è fondamentale per assicurarci che il marcio non abbia origine, prima di tutto, dentro di noi.
Chiara Risalvato – 5B Pascal

A Terezin, con occhi diversi dopo il viaggio della memoria.
