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Questo viaggio ha rappresentato una tappa importante per la nostra crescita non solo culturale ma anche emotiva. Abbiamo avuto la possibilità di prendere coscienza delle atrocità a cui sono state sottoposte persone innocenti. Intere famiglie, bambini e ragazzi come noi vittime della violenza del regime.

Durante la nostra preparazione a questo viaggio abbiamo ascoltato la testimonianza di Piero Terracina, un italiano sopravvissuto a questo campo. Del suo racconto ci ha colpito soprattutto il passaggio in cui egli ricorda la frase con cui il padre lo esortava a non perdere la dignità. Ma come si fa a non perdere la dignità quando si è denudati davanti a tutti? O quando si è costretti a vivere in uno spazio vitale ridotto? Quando ti privano finanche dell’acqua?

In questi luoghi abbiamo trasformato in immagini le parole del signor Terracina, visitando i luoghi in cui lui e migliaia di persone hanno subito ogni forma di umiliazione. Abbiamo scoperto l’esistenza di un mondo che non immaginavamo possibile. Le regole di quel mondo non sono le regole che oggi conosciamo, non hanno nulla a che fare con i modelli di civiltà e umanità con cui noi veniamo a contatto. Grazie alle testimonianze che abbiamo ascoltato abbiamo percepito il valore e l’importanza della solidarietà, il ruolo della sorte, il dramma degli equivoci e delle incomprensioni soprattutto linguistiche. Noi, esterni a tutto ciò, non possiamo fare a meno di provare rancore verso quei carnefici così fanatici e violenti. Pur essendo semplici uditori di testimonianze, troviamo difficile giustificare e perdonare l’accaduto.

Siamo grati a tutti coloro che hanno reso possibile intraprendere questa esperienza così significativa e che ci hanno dato l’opportunità di poter visitare luoghi ricchi di storia, dolore, ma anche speranza.

È stato un viaggio in un’epoca estremamente difficile in cui la brutalità dell’uomo si è manifestata nella sua forma più violenta. E difficile accettare ma conoscendo i lati più oscuri della nostra storia possiamo gettare le basi di una società giusta, nella quale ogni essere umano sia artefice del proprio destino.

Se siamo presenti qui è per esercitare il nostro diritto e dovere di portare avanti la memoria, la nostra volontà di lottare contro l’indifferenza, e di farci guardiani della libertà di ognuno.

Classe 5G, Istituto Tricolore

Guardiani della libertà
Una rosa bianca degli studenti fra il filo spinato, guardiana della nostra memoria.