2024

GUERRINO

GUERRIERI

Antifascista militante, Guerrino Guerrieri nel giugno del 1944 è internato a Fossoli. La destinazione ignota del treno su cui partirà risulterà essere il campo di concentramento di Mauthausen, in Austria, dove arriva il 24 giugno 1944. Nei primi giorni di dicembre è trasferito nel sottocampo di Gusen II dove i deportati lavorano in gallerie sotterranee alla produzione di armi e parti di aerei. Il suo cuore cede il 26 dicembre 1944, all’età di 39 anni. Viene sepolto in una fossa comune.

E’ notte fonda quando Guerrino esce di casa di soppiatto e si incammina verso il centro di Correggio. Il 7 aprile 1934 la rete clandestina del PCI – partito in cui milita e che il Fascismo ha dichiarato fuorilegge – ha organizzato una delle più vaste azioni di propaganda contro il regime: diffondere migliaia di volantini nelle città comprese tra Reggio e la bassa. Guerrino ne porta mille, da consegnare ai compagni di Carpi e di Rio Saliceto. Il resto, circa 250, deve lasciarli lungo la circonvallazione cittadina affinché i correggesi sappiano. I volantini inneggiano alla festa del Primo Maggio, festa dei lavoratori, pure quella messa fuorilegge dal Fascismo. Poi sono contro la guerra coloniale dell’Italia ai danni dell’Etiopia, già annunciata da Mussolini.
L’iniziativa ha successo, ma non passa inosservata. L’Ovra, la polizia segreta, si mette subito a caccia di quelli che il regime considera dei pericolosi sovversivi.
I primi arresti avvengono a maggio e in forza della brutalità degli interrogatori alcuni confessano nomi e circostanze. Nel giugno 1934 dodici tra i più importanti fiduciari del PCI operativi nelle frazioni di Correggio vengono individuati e arrestati, tra questi anche Guerrino. Il 19 febbraio 1936 sono tutti a Roma di fronte ai giudici del Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato, per quello che sarà il principale processo agli antifascisti correggesi. Guerrino da parte sua non nega. Ricorda che ha avuto due zii morti in guerra, fatto che ha portato dolore e miseria alla sua famiglia. E lui un’altra guerra non la vuole. Ma la motivazione non vale “ad attenuare il suo malfatto” come scriverà il giudice nella sentenza che lo condanna a 8 anni di carcere per “appartenenza ad associazione sovversiva e propaganda sovversiva”. Viene inviato al carcere di Fossano (Cuneo). Per i detenuti politici la vita è durissima. Le poche lire che riceve da casa le usa per comprarsi qualcosa in più da mangiare e dei libri, quei pochi che la censura gli consente. Chiede di poter scrivere a tutti i suoi familiari: la madre Giuseppa, la fidanzata Giaele, quattro sorelle, cinque fratelli e una ventina di nipoti, anche i più piccoli.
Dopo due anni Guerrino viene liberato grazie ad un condono. Nel maggio 1938 è a casa, ma sottoposto a libertà vigilata e quindi costretto a presentarsi ogni domenica in caserma dai Carabinieri per l’obbligo di firma. Questa forma di controllo non gli impedisce di riprendere l’attività antifascista, come prima, più di prima.

Nel marzo del 1939 la polizia arresta due reggiani in possesso di stampati dal titolo “La via della libertà”. Di nuovo emerge la rete capillare di opposizione al regime che la sentenza del Tribunale Speciale definirà “un’attività criminosa condotta mediante propaganda verbale, ascoltazioni radiofoniche antifasciste, diffusione di stampa e riscossione di contributi pro-vittime politiche”. La rete ormai è estesa in tutta la provincia reggiana, dalla montagna alla bassa. Sono coinvolti anche gli antifascisti correggesi e Guerrino è tra loro. I Carabinieri si presentano a casa il 18 aprile 1939 e lo arrestano di fronte alla madre disperata. A causa del comportamento recidivo la condanna stavolta è più pesante: 12 anni da scontare nel carcere di Portolongone (oggi Porto Azzurro) all’Isola d’Elba, un luogo praticamente impossibile da raggiungere per i parenti che volessero fargli visita. Anche la corrispondenza si interrompe.
Il 25 luglio 1943, alla caduta del governo Mussolini, i detenuti politici vengono liberati e fanno rientro a Correggio, tutti tranne Guerrino. I familiari chiedono costantemente sue notizie ai Carabinieri, alla Questura, alle varie carceri. Poi nel maggio 1944 giunge una lettera da Parma, scritta da un compagno, che informa del ricovero di Guerrino all’Ospedale Maggiore della città. Parma è stata bombardata dagli alleati e Guerrino ha riportato gravi ferite ad una gamba. I fratelli prendono contatto con i partigiani correggesi per tentare di liberarlo, ma lui rifiuta l’aiuto. Le difficoltà di movimento renderebbero l’impresa troppo pericolosa, per lui e per i compagni.
Dopo un mese, nel giugno 1944, Guerrino è a Fossoli. Anche in questo caso la famiglia apprende del trasferimento da un biglietto inviato da un conoscente: “Vi informo che vostro fratello è partito dal campo di Fossoli per destinazione ignota. Gode di ottima salute e vi manda tanti auguri”. La destinazione ignota risulterà essere il campo di concentramento di Mauthausen, in Austria, dove arriva il 24 giugno 1944. Nei primi giorni di dicembre è trasferito nel sottocampo di Gusen II dove i deportati lavorano in gallerie sotterranee alla produzione di armi e parti di aerei. Il suo cuore cede il 26 dicembre 1944, all’età di 39 anni. Viene sepolto in una fossa comune.
Nel 1974 la Corte di Cassazione dello Stato Italiano ha dichiarato l’inesistenza giuridica delle sentenze emessi Tribunale fascista nel 1934 e nel 1939 contro Guerrino Guerrieri e tutti gli antifascisti correggesi, riconoscendone ingiusta la repressione e la detenzione.

Fonti:
– Testimonianze di Eros e Roma Guerrieri (nipoti di Guerrino);
– Carteggi, Archivio privato famiglia Guerrieri;
– Fascicolo personale di Guerrino Guerrieri, Fondo Casellario Politico Centrale, Archivio di Stato (Roma);
– Ministero della Difesa, Ufficio storico dello Stato maggiore dell’Esercito, Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato, Decisioni emesse nel 1936, Roma 1990;
– Ministero della Difesa, Ufficio storico dello Stato maggiore dell’Esercito, Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato, Decisioni emesse nel 1939, Roma 1994;
– Arolsen Archives, International Center on Nazi persecution (https://arolsen-archives.org/en/)

Idimo Vecchi

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