L’idea che un bambino, in un campo di concentramento, potesse guardare il fumo salire nel cielo e chiedersi se lì, in quella colonna grigia, ci fosse sua madre o suo padre è qualcosa di insopportabile. È l’immagine più disumana dell’orrore, la dimostrazione di quanto l’uomo possa spingersi oltre ogni limite di crudeltà.

Uccidere è già un atto atroce, ma farlo con tale sistematicità, privando le vittime perfino della dignità di una tomba, cancellandone ogni traccia come se non fossero mai esistite, è qualcosa che va oltre la morte stessa. È negare a qualcuno il diritto di essere ricordato, il diritto di essere pianto.

Eppure, quei bambini ricordavano. Nei loro sguardi impauriti e nei loro cuori innocenti portavano con sé l’assenza, il vuoto lasciato da una madre strappata via, da un padre mai più tornato. E guardavano il cielo, cercando risposte nel fumo che si dissolveva nell’aria.

Questa immagine non è solo storia, non è solo un capitolo da studiare. È un monito, un grido silenzioso che ci ricorda fino a che punto può arrivare la barbarie umana quando l’odio diventa legge. Dimenticare sarebbe il primo passo per permettere che accada di nuovo. E questo non possiamo permetterlo.


 

Passando tra i boschi dell’orrore
Si sente il silenzio che urla
Urla i pianti, le storie di sofferenza
E i crimini che il tempo non cancella

Si avvertono la presenza e l’eco della loro voce
Ogni respiro è una angoscia senza fine
Ogni passo è una memoria che non svanisce
Eppure l’uomo è stato capace di questo senza sentirsi crudele

Con una fiamma nel cuore che non si spegne più
Con il peso del passato che grava sulle spalle
Promettiamo di non dimenticare più
Per impedire al mondo di ripetere tutto ciò


 

L’uomo impara? Forse no, forse non tutti. Ognuno di noi però può imparare a compiere scelte in situazioni scomode, come Massimiliano Kolbe internato nel campo di  di Auschwitz, che chiese ed ottenne di sostituirsi ad un condannato a morte, poiché quest’ultimo era un padre di famiglia giovane. Lui ha dimostrato, come anche i Giusti fra le Nazioni, che andare controcorrente è possibile, che ogni nostra scelta influenza in qualche modo gli altri. Forse tutta l’umanità non cambierà mai, poiché ancora ci sono situazioni tremende nel mondo, ma siamo noi che oggi possiamo imparare nel nostro “piccolo” e agire di conseguenza nella vita di ogni giorno, nel rispetto di ciascun essere umano che ha valore e dignità.


 

In questo profondo silenzio e dolore, ogni ombra racconta una storia spezzata, un nome e le lacrime attraverso l’esistenza.
La memoria diventa resistenza. I sussurri mettono in discussione il silenzio rabbioso crudele e assordante.
Tutte le lacrime e il silenzio ci avvertono di non dimenticare il volto dell’umanità che è stato respinto.
Qui, il terrore si trasforma in preghiera, un invito a preservare il ricordo di coloro che non sono più qui. Ogni eco di dolore, urla di grida eterne.

5C Istituto Russell Guastalla

 

In cammino a Birkenau, tra le memorie dei bambini che furono