2024

IDIMO

VECCHI

Idimo Vecchi, partigiano, arriva a Mauthausen il 24 giugno e dopo un mese è trasferito a Gusen. Il 3 aprile 1945 è ancora internato a Gusen, poi di lui si perdono le tracce. Non figura nel registro dei decessi tenuto dal comando tedesco fino al 22 aprile, né tra i sopravvissuti al 5 maggio, data in cui gli americani prendono possesso del campo.

La casa colonica dove oggi ci troviamo è stata una delle 98 case di latitanza del territorio correggese.
Le case di latitanza erano le basi operative del movimento partigiano senza le quali la Resistenza in pianura non sarebbe stata possibile. Qui i partigiani trovavano rifugio, cibo, cure, nascondiglio per le armi e per la stampa clandestina. Negli anni Trenta questa era la casa di Guido Vecchi, un contadino – perché le case di latitanza erano case contadine – di sua moglie Adelina e dei loro otto figli: cinque maschi e tre femmine. Idimo era il maschio più grande. Nel 1940 con l’entrata in guerra dell’Italia, il governo fascista lo richiama in servizio per inviarlo militare all’isola di Rodi. L’anno successivo riporta gravi ferite sul fronte greco. Per due anni entra e esce dagli ospedali militari a causa dei postumi finché, nel febbraio 1943, non lo rimandano a casa in congedo definitivo per motivi di salute. La sua scelta antifascista matura in questo periodo. Da comunista internazionalista è contrario alle guerre coloniali del regime e soprattutto a questa guerra a fianco dell’alleato tedesco.
I Vecchi sono già stati duramente colpiti dalla guerra – la prima – che si era portato via lo zio Lino. Aveva lasciato una vedova e otto figli piccolissimi, tra cui il cugino Gilberto a cui Idimo è molto legato. Infatti Il 25 luglio 1943 è in piazza per festeggiare la caduta del regime che, nella convinzione di tutti, significa anche la fine della guerra. Ma non è così. Dunque nel dicembre del 1943, con il cugino Gilberto, partecipa all’organizzazione dei GAP [Gruppi di azione patriottica], la formazione di punta della Resistenza armata. Gilberto, che poi diventerà comandante della squadra di Correggio, vive in piena clandestinità, spesso nascosto in casa di Idimo.
La sera del 24 febbraio 1944, a seguito di una delazione, i fascisti operano una serie di perquisizioni nelle case tra Rio Saliceto, Mandrio e San Martino piccolo. Fanno numerosi arresti. Quando arrivano qui, circondano la casa in massa. Lo spavento per la famiglia è tantissimo, perché ci sono diverse ari e munizioni nascoste nel fienile e al piano di sopra c’è Gilberto, attivamente ricercato. Appena ci si rende conto che ogni via di fuga è preclusa, Gisberto si arma e va nascondersi in solaio. I fascisti entrano in casa e costringono Idimo a rivelare il nascondiglio delle armi. Lo picchiano di fronte a tutta la famiglia finchè non trovano una mitragliatrice, una Beretta e le munizioni. A quel punto arrestano lui, il padre Guido e il fratello più piccolo, Enrico, di 15 anni.

Idimo si assume tutta la responsabilità e così padre e fratello sono liberati, mentre lui è trasferito dal carcere dei Servi a quello di San Tommaso in attesa di giudizio. Ci rimane tre mesi. Da qui invia almeno due lettere alla famiglia. Sua sorella Ebe le conserva ancora oggi, insieme ad una foto, l’unica rimasta di Idimo.
Aver confessato per Idimo significa l’accusa di essere un antifascista, cioè un bandito, un ribelle, e pertanto la Questura ne affida il giudizio al Tribunale tedesco che ha sede a Parma. L’esito è scontato.
Alla metà di giugno del 1944 è a Fossoli. La famiglia lo apprende per caso e i fratelli fanno appena in tempo a salutarlo quando lui è già alla stazione di Carpi, sul treno che deve condurlo in Germania.
Arriva a Mauthausen il 24 giugno e dopo un mese è trasferito a Gusen, un campo satellite distante pochi chilometri. I deportati lavorano all’interno delle gallerie dove i tedeschi hanno istallato impianti per la produzione bellica. Idimo ha avuto l’accortezza di dichiararsi di professione ‘infermiere’. In fondo qualche nozione di base ce l’ha, per tutto il tempo trascorso negli ospedali militari. L’inganno funziona, almeno per un po’. Il 3 aprile 1945 è ancora internato a Gusen. Poi di lui si perdono le tracce. Non figura nel registro dei decessi tenuto dal comando tedesco fino al 22 aprile, né tra i sopravvissuti al 5 maggio, data in cui gli americani prendono possesso del campo.
Lo Stato italiano ha riconosciuto a Idimo Vecchi la qualifica di partigiano combattente della 37° Brigata Gap e come tale lo ha equiparato ad un militare regolare delle Forze Armate impegnate nella Lotta di Liberazione contro il nazifascismo.

Idimo Vecchi

Via Carpi vecchia, 6

42015 Correggio RE