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Il ritmo lento del nostro camminare nel campo di Birkenau ci ha restituito la sua disumanizzante vastità, tale che abbiamo potuto immaginare come il percorrerla non fosse semplicemente una piaga fisica per i prigionieri, ma una violenza morale tale da far credere loro di non poter fuggire o uscire da quell’inferno.

Oggi, con più consapevolezza, riusciremo a testimoniare le memorie di ciò che abbiamo visto, affinché le persone che erano state ridotte a numeri ri-acquisiscano la loro dignità.

Per Primo Levi fu un impulso “immediato” il bisogno di raccontare agli altri e di fare gli altri partecipi. Così per noi, oggi è una necessità e un dovere, ricordare qui con voi i dieci ebrei reggiani vittime della deportazione.

Non più numeri ma persone: Alda Corinaldi, Bice Corinaldi, Olga Corinaldi, Lucia Finzi, Lina Jacchia, Benedetto Melli, Beatrice Ravà, Ilma Rietti, Iole Rietti e Oreste Sinigalia.

Classe 4F, Istituto Scaruffi

Il dovere di ricordare
Camminare sulle strade percorse a piedi anche dagli ebrei reggiani.