Quante volte abbiamo utilizzato le parole “Mai più”?
Un concetto spesso retorico, di cui non si comprende a fondo il significato, conseguenza di una storia che abbiamo sentito più volte, ma mai percepito a fondo.
Grazie a questo viaggio, siamo riuscite a rendere significativa questa frase, comprendendo a fondo la portata storica di questo evento.
Attraversare i luoghi di sterminio e concentramento ha cambiato la nostra percezione dell’Olocausto. L’impatto di questo avvenimento studiato sui libri di scuola o della lettura delle testimonianze è diverso rispetto all’esperienza diretta nei luoghi dello sterminio. L’evento non è più distante da te, ma ti tocca in prima persona.
Osservare i volti delle vittime ha trasformato i numeri spesso citati in persone come noi, con emozioni e sentimenti, che si potevano percepire dagli scatti e dalle loro espressioni.
La rappresentazione delle aberrazioni naziste come conseguenza della semplice ignoranza ci può portare ad una de responsabilizzazione e a ignorare la sistematicità della macchina dello sterminio. Ignoriamo spesso il fatto che la Germania era la culla della cultura, tant’è che gli stessi ebrei, nonostante i racconti uditi, fino ad un momento prima dell’arrivo nei campi, non credevano che un Paese così sviluppato ed evoluto potesse compiere tali atrocità.
Quando si parla dell’Olocausto, ci soffermiamo sui sopravvissuti come se vi fosse la possibilità, grazie alle proprie capacità e alle professioni svolte, di uscirne vivi. Dopo la visita, abbiamo compreso che i prigionieri erano strumenti utili fino a che vi era la necessità. Anche se si era selezionati per i lavori forzati, non vi era la garanzia di sopravvivere: i nazisti giocavano con la vita e la morte dei prigionieri senza scrupoli e senza alcun senso di colpa.
Con questo viaggio, abbiamo compreso che il campo di concentramento e di sterminio è stato un luogo di tramonto delle illusioni. I deportati arrivavano con la speranza di una nuova vita, di un lavoro o di un riscatto sociale, per poi trovarsi davanti la morte.
L’aspetto per noi più d’impatto del viaggio è il ruolo del Sonderkommando, che dovevano accompagnare i gruppi di prigionieri alle camere a gas, aiutarli a svestirsi e trasportare i loro corpi nei forni crematori, con la possibilità di occuparsi dei propri parenti o amici.
Crediamo che il viaggio della memoria sia un’esperienza costruttiva e formativa, che aiuta a maturare una prospettiva più critica e sensibile a ciò che è accaduto e accade intorno a noi.
Glenda Fabian, Alice Viappiani – Classe 5I Istituto Cattaneo Dall’Aglio

A Birkenau, nel luogo del tramonto delle illusioni
