In questo cammino abbiamo compreso che la memoria non è qualcosa di astratto, di lontano nel tempo o separato dalla nostra vita quotidiana. Non è solo una pagina di un libro o una data sul calendario. La memoria è concreta. Ha luoghi, nomi, volti. Ha muri che parlano, strade che hanno visto sofferenza, edifici che conservano ancora il dolore e il peso di ciò che è accaduto.

Abbiamo toccato con mano la disumanizzazione di intere categorie di persone: ebrei, malati mentali, disabili, oppositori politici… Persone considerate “inferiori”, quindi non degne di vivere, ridotte a numeri, a segni su un foglio, a una croce o a un meno tracciato freddamente su un pezzo di carta. A Pirna abbiamo compreso ancora più chiaramente come l’ideologia possa trasformare l’odio in sistema, l’indifferenza in abitudine, la violenza in normalità. Quando si smette di vedere la persona nell’altro, e si considera solo la categoria, tutto diventa possibile. Anche l’impensabile, anche l’orrore.

Ci ha colpito profondamente camminare negli stessi luoghi in cui uomini, donne e bambini hanno sofferto e sono morti, mentre oggi sono semplicemente spazi di passaggio. Questo viaggio ci ha insegnato cosa significa davvero ricordare. Studiare questi eventi in classe è fondamentale, ma trovarsi fisicamente nei luoghi in cui le atrocità sono state compiute cambia tutto,Si avvertono emozioni mai provate prima, si comprende che la vita umana, qualcosa di così prezioso e fondamentale, può essere annientata quando prevalgono odio, paura e indifferenza.l’odio, purtroppo, non appartiene solo al passato, é sempre esistito e, in forme diverse, continua a esistere. Proprio per questo la memoria è necessaria: non per restare ancorati al dolore, ma per riconoscere i segnali, per non voltarsi dall’altra parte, per non fingere di non vedere.

Questo viaggio è importante perché ci ricorda gli errori che l’essere umano ha commesso e perché ci affida una responsabilità: quella di custodire il ricordo delle vittime dello sterminio e di trasformarlo in consapevolezza, rispetto ed empatia; e soprattutto perché se oggi possiamo tornare a casa e raccontare ciò che abbiamo visto, è anche per chi non ha potuto farlo, per chi è stato disumanizzato e ridotto al silenzio.

Classe 5N Canossa

 

La visita al memoriale di Pirna/Sonnestein, uno dei luoghi dell’eutanasia genetica nazista