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Riflessione dopo la visita al Museo Ebraico di Berlino

Museo Ebraico. Depositario della storia degli ebrei: vastissima. Mi ha colpito un posto pieno di significato…vi racconterò cosa ho vissuto…
Era un corridoio moderno, solo bianco e nero; in salita; sui muri le scritte dei campi di concentramento. In fondo una porta seminascosta: mi han detto che oltre vi è la Stanza dell’Olocausto.
C’è un silenzio tombale nella testa mentre apro la porta; e mentre la apro, come un vento infernale, il freddo mi avvolge!. Proviene da dentro.
Penso agli internati. E questo vento mi ghiaccia l’anima.
Entrando alzo lo sguardo. Uno spazio altissimo: 70 metri, di cemento, grezzo. Ma senza uscita: perchè in cima è chiuso.
Nient’altro; niente altro. Se non una scala di ferro a muro. Ma, paradossalmente, questa distava dal terreno alcuni metri: era inutile! Come a voler tormentare ancora di più, mostrandosi subito come speranza di salvezza, ma poi come ulteriore tormento e beffa, nel momento in cui la razionalità scaccia violentemente la speranza.
Forse, l’unica speranza, è lo spiraglio di luce, che proviene da uno spigolo lontanissimo …
… l’unico ricordo del mondo esterno.

Marco C. – Classe 4A Liceo A. Moro – Reggio Emilia

La stanza dell’Olocausto
I piedi dei ragazzi del Moro, i volti di metallo del museo ebraico