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Federica pensa a cosa possa permettere di sopravvivere in un campo come Ravensbrück

Forse non riusciremo mai a capire cos’è realmente successo nel passato, forse non ne capiremo mai il motivo, ma questo non cambia le cose. La visita al campo di concentramento di Ravensbruck mi ha posta davanti ad una delle più grandi tragedie umane, una vera e propria opera di malvagità, senza se e senza ma, senza alcun tipo di giustificazioni. Osservare con i propri occhi quel luogo, camminare entro quei confini, mi ha fatto immaginare li, in quella situazione: senza vestiti, con solo uno straccio per cercare di riaprirsi un minimo dal gelo di febbraio; impaurita, in cerca di una speranza, di un appiglio a quell’unico raggio di sole nel cielo grigio a cui aggrapparsi; a lottare per un tozzo di pane o per una semplice zuppa; all’appello, immobile in mezzo alla neve per ore, cercando di non ascoltare il tremolio che mi si propagava per tutto il corpo. Io non ce l’avrei mai fatta a resistere, avrei avuto bisogno di una persona a me cara per ogni lacrima di dolore e di rabbia, del titolo di un buon libro per ogni momento di fatica e di una bella canzone per ogni momento di paura, terrore, cedimento, fame. Sono un essere umano ed ho bisogno di sostegno, d’amore e di persone che facciano forza. Chi riesce in tutto ciò senza avere niente, ha scoperto la vera sofferenza, il vero coraggio e la vera speranza, superando, in intelletto ed anima, chi crede di aver vinto sfruttando l’odio e la morte.

Federica – 4i Liceo Zanelli – Reggio Emilia

La vera speranza
Un garofano bianco lasciato dalle ragazze dopo la visita al complesso di prigionia per donne.