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Penso che tutti voi, come noi, vi siate posti la stessa domanda: “Com’è possibile tanta crudeltà? Come può un uomo essere stato in grado di fare tutto ciò? Di macchiarsi di così tanto sangue?”

Volevamo trovare qui ad Auschwitz una risposta e invece torneremo a casa con molte più domande che non ne riceveranno mai una.

Siamo noi la generazione che si dovrà impegnare a mantenere vivo questo ricordo affinché non si possa mai ripresentare una situazione simile.

Ieri abbiamo visitato il bosco di “Las Bucina” dove sono state assassinate, dai nazisti, 10.000 persone tra cui più di 800 bambini.

Dei bambini, le creature più innocenti, brutalmente sbattuti contro gli alberi e sepolti vivi di fronte agli occhi delle loro mamme.

La loro colpa? Essere nati.

Se fossi un papà, con quale coraggio riusciresti ad uccidere un bambino innocente e poi tornare a casa e giocare con i tuoi figli come se non fosse successo nulla?

Come fai a vedere un bambino morire di fame e di freddo e non fare niente?

Stare semplicemente lì a guardare e poi alla fine appropriarti della sua dignità vedendolo come “stuck” (pezzo, per chi non lo sapesse) di un ingranaggio di sfruttamento. Ma loro erano esseri umani.

Quello che ci dovrebbe impressionare non sono tanto questi centri di sterminio quanto le menti che hanno causato tutto ciò: le nostre.


Giulia Ferrari e Ludovica Boccaletti, B Liceo Aldo Moro

Le nostre menti
Nella neve, al memoriale per gli 800 bambini uccisi nei boschi poco lontani da Tarnow.